E ora l’Udc punta sull’election day

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Anche sulla data delle prossime elezioni regionali pesa la confusione, ma soprattutto l'indecisione delle forze politiche ancora sotto shock per le dimissioni di Renata Polverini. Per il vicepresidente della Regione Luciano Ciocchetti dell'Udc, che fino all'ultimo ha sostenuto la necessità che la governatrice rimanesse al suo posto, la presidente della Regione dimissionaria rimarrà in carica fino alle elezioni.

Certo è che Ciocchetti non subentrerà nell'interim alla guida della Regione, a differenza di quanto accadde nella scorsa legislatura, quando il vicepresidente, Esterino Montino ricoprì il ruolo di vicario dopo l'addio di Piero Marrazzo. Per di più Ciocchetti è convinto che si andrà verso "l'election day", data nella quale potrebbero essere accorpate le elezioni politiche, regionali e comunali per Roma. Infatti per il vicepresidente «un'elezione ha dei costi importanti che forse non è il caso di affrontare in questo momento di crisi».

In ogni caso, ha spiegato l'esponente dell'Udc, «secondo la legge il presidente ha 90 giorni per fissare una data per le elezioni che devono svolgersi nei 6 mesi successivi». Considerando la 'propensione al risparmio' del governo Monti l'ipotesi dell'accorpamento elettorale non appare affatto peregrina, eppure c'è chi preme il piede sull'acceleratore. Come il capogruppo del Pd Esterino Montino, che in una intervista al portale Affaritaliani.it, ieri rivendicava addirittura a sé e al suo partito il merito di aver fatto cadere Renata Polverini.

Ora Montino invoca le elezioni il prima possibile, già a novembre, senza aspettare un eventuale election day nel 2013 e senza per forza ricorrere alle primarie per la scelta del candidato del centrosinistra. «Non ha senso aspettare altri sei mesi – dice Montino – per tornare alla normalità di questa Regione, che ha avuto una anormalità per oltre due anni». E sulle eventuali primarie di coalizione per l'indicazione del competitor della sinistra ironizza «non è che scoppia una guerra e tu fai le primarie. Anzi, bisogna rispondere al contrattacco. Se abbiamo più tempo, ma io spero che non ci sia, le primarie si potrebbero fare. Ma dovrebbero essere primarie di coalizione, evitando di guardarci l'ombelico di casa nostra ». No comment sui nomi, e in particolare su Enrico Gasbarra, considerato tra i più accreditati alla candidatura della sinistra.

Pretattica? Forse, ma Montino richiama l'esperienza delle ultime regionali e invita a fare delle scelte «senza emotività, con tranquillità e saggezza» per non cadere nell'errore che commise il centrosinistra quando si “accomodò” sulla candidatura della Bonino. Giudizio tranchant che non farà impazzire di gioia i Radicali, tanto più che la Bonino fu supportata da Bersani mentre il Pd laziale cincischiava e litigava sul nome del candidato, diviso fra le sue correnti. Fiuta l'aria il segretario regionale del Pd Enrico Gabarra e getta acqua sul fuoco per non bruciarsi anzi tempo affermando «dopo l'elettroschock, è ora più che mai il momento di spegnere il falò delle vanità, di archiviare il toto-candidati alla Regione». La politica ha i suoi tempi che sono quelli degli incontri, delle trattative e delle mediazioni che con l'aria che tira fra la gente non si possono risolvere attorno ai soliti 'esclusivi' caminetti.

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