Polverini e le correnti di ex An e Fi. Nessuno senza responsabilità

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Nessuno è esente da colpe e da responsabilità in questa squallida storia di sperperi e di “magna magna”, consumatasi mentre però i posti letto negli ospedali laziali e l'assistenza ai disabili venivano tagliati per mancanza di fondi. Tutti, da “batmanFiorito, alla Polverini stessa, passando per l'opposizione, hanno pesanti responsabilità, politiche soprattutto (a quelle penali ci penseranno semmai i giudici). Per non parlare delle correnti ex Alleanza Nazionale e Forza Italia. Insomma, è crollato un castello che si fondava sulla sabbia e per la verità mi stupisco di quanto abbia retto questo grande bluff, a danno del cittadino in primis, ma anche della politica vera, quella con la P maiuscola.

Ma procediamo con ordine, iniziando con la mancata presentazione della lista PdL alle elezioni che hanno incoronato la Polverini. Nessuno ha mai pagato per questa grave responsabilità. No, tutti restati al loro posto. E già questo dovrebbe dirla lunga sulla meritocrazia e sull'assenza di regole dentro il PdL. Ebbene il danno alle correnti e ai loro uomini forti alla Pisana è stato notevole, cosicchè i vari colonnelli hanno dovuto rimboccarsi le maniche e “adottare” dei candidati della Lista Città Nuove, voluta dalla Polverini stessa, ma composta di seconde e terze file della politica locale. Furba fu la Polverini, a farsela accreditare come unica e ufficiale alternativa sulla scheda elettorale, immediatamente, dal Cavaliere, anche come contropartita per aver mollato il suo 'sponsor' iniziale Gianfranco Fini.

La morale è che alcuni si sono ritrovati “quasi per caso” consiglieri regionali, senza esperienza e con ruoli importanti, vediamo oggi però con molti “appetiti”. Nel frattempo però le correnti romane ex An e Fi, da Alemanno ad Augello, passando per Rampelli e Sammarco/Taiani, reclamavano i loro posti al sole per la forte mobilitazione elettorale nonostante la perdita dei candidati di punta. E qui di nuovo è affiorata la scaltrezza della Polverini che ha iniziato una vera e propria “partita a scacchi” con i vari colonnelli, sapendo che poi le correnti quando piazzano un amministratore, spesso, impongono loro un regime di priorità che vede al primo posto gli interessi di bottega prima di quello comune. E questo è sempre accaduto dentro Alleanza nazionale, un male al quale si sono presto e facilmente adeguati gli ex di Forza Italia per sopravvivere nella fusione pidiellina e stare nella stanza dei bottoni, dove viene deciso tutto sulla base di equilibri, interessi e convenienze. Ma torniamo alla scacchiera.

Renata così “tiene a bagno” le correnti ritardando le nomine ai vari Ater, Astral & c. di consiglieri regionali uscenti certi della rielezione nella lista del PdL poi scomparsa, o nominando assessori indicati dalle componenti, ai quali nega spesso le deleghe. Concede anche un vitalizio ma nega ogni spazio di manovra, a meno che non passino sotto l'egida della sua nascente Città Nuove, partito mascherato in fondazione, che già dai primi passi intende competere con il PdL, vedi Terracina, o altri paesi laziali ove presenta candidati sindaci in concorrenza aperta con quelli del PdL stesso. Renata passa alla maggioranza in consiglio regionale, che se fosse composto da veterani potrebbe dettargli con i numeri d'aula le regole dell'amministrazione o almeno i tempi per l'approvazione delle leggi. Cosa fare? Distrarli con il gioco dei fondi ai gruppi: tanto sono quasi tutti alle prime armi e l'aumento degli stanziamenti è cosa ben accetta anche dall'opposizione. Ma si sono fatti i conti senza l'oste, ovvero, si dimentica di fargli dare una controllata dagli organi amministrativi di presidenza, dal segretariato generale, dai revisori, dalla ragioneria generale che magari un occhio potevano anche buttarlo.

Tutti sapevano, tutti tacevano, perchè a tutti andava bene. Ma non si poteva immaginare che qualcuno dei consiglieri, anzi molti, non si limitassero al convegno di corrente finanziato, a qualche conviviale con elettori, ma iniziassero a spendere i soldi pubblici in macchine, vacanze, feste, book fotografici, ostriche, champagne, fino alle cravatte e alle mozzarelle di bufala, dimostrando l'arroganza del potere e l'ingordigia di chi l'ha trovato per caso, senza magari prendere neanche una preferenza. E qui mi viene una seconda riflessione: sono stato 12 anni in Campidoglio all'opposizione, prima di Rutelli, poi di Veltroni, fino al 2008, poi i ras di partito mi hanno fatto fuori, nonostante avessi rivinto per la quarta volta la mia campagna elettorale. Dal 1997 avevamo raccontato alla gente che eravamo diversi, che la nostra era una destra sociale e popolare, avevamo parlato di un altro modo di fare politica…ma alla resa dei conti, chi è andato su, ha dimostrato che non era affatto migliore di loro. Ma torniamo a Renata: oggi si sente “tradita dal sistema”? Dalle correnti? Il cannibalismo di queste ha portato alla sfiducia di Fiorito, il quale, in modo spregiudicato, divideva i fondi tra i consiglieri, annotava e si prendeva la fetta più grossa…e grassa, con buona pace di tutti. Anche della Polverini.

Fabio Sabbatani Schiuma
già vicepresidente del Consiglio comunale di Roma
cofondatore di “energia plurale”