Regionali, è già caccia al candidato vincente

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Nel bailamme generale che la caduta della giunta Polverini ha generato nella politica romana (e non solo) cominciano le grandi manovre per la successione alla presidente, o meglio per i candidati alla successione sia di destra che di sinistra. Già ieri le cronache dei giornali, più attenti agli spifferi dei palazzi romani che agli umori popolari (che tendono sempre più al tempestoso con grande soddisfazione dell'avanspettacolo populista) grondavano di nomi per entrambe le parti.

Gasbarra, già presidente della Provincia, Sassoli parlamentare europeo, Sivia Costa idem, e Touadì, deputato e già assessore all'epoca di Veltroni. Mentre a destra spiccava il nome della solita Giorgia Meloni (che appare sempre più come la miracolosa e salvifica madonna di Medjugorie), ultimamente sponsor della cubista Colosimo per pochi giorni capogruppo del Pdl. Segue l'eterno Augello soppiantato dalla Polverini nelle elezioni del 2010 grazie (si fa per dire) all'accordo Fini-Casini sul nome di Renata.

Addirittura riciccia il centro moderato e cattolico con il nome altrettanto miracoloso del patron della Comunità di sant'Egidio, il ministro Riccardi, che potrebbe nobilitare, o meglio rinobilitare l'Udc, che fra i tentennamenti di Casini e l'accanimento terapeutico di Ciocchetti a tenere in vita la sua giunta, da tutta questa vicenda ne esce piuttosto malconcia, per di più dopo l'invito esplicito delle gerarchie ecclesiastiche a far pulizia nel Lazio. Accenti gravi ed ammonitori che comunque non hanno mai sfiorato la Lombardia e l'allegra brigata di Formigoni.

Tuttavia un problema serio esiste già sin d'ora e qualche timida voce dal Pd comincia a porlo. Perché mantenere in vita questo costosissimo Consiglio Regionale e con queste regole sprecone che lo hanno sotterrato insieme a Renata Polverini, per altri sei mesi? Sei mesi nei quali, almeno a sentire le battagliere intenzioni della presidente dimissionaria annunciate in conferenza stampa, scorrerà non solo il metaforico sangue della lotta politica, ma soprattutto un fiume di veleni e di fango. Quindi si vada al voto subito ammesso che la normativa lo consenta. Soluzione sensata se non fosse che oltre agli eventuali ostacoli oggettivi gli scogli più irti stanno proprio nei tempi della politica romana che vedono impegnati Pdl e Pd nelle primarie in gennaio quasi contemporaneamente, per l'indicazione del candidato a sindaco della Capitale.

Si sarebbe così tentati di dire che le due scadenze di partecipazione democratica finiscono per ingessare una situazione politica che a Roma e nella nostra regione presenta aspetti di maleodorante marcescenza. Per di più la guerra che si è aperta fra le fazioni del Pdl e la crisi che travolge la componente ex aennina che nel Lazio e a Roma ha sempre avuto i suoi bastioni, non fanno certo dormire sonni tranquilli a Gianni Alemanno che si dibatte, e non solo lui, fra proclami di azzeramento (di che non è chiaro) e di solidarietà a Renata Polverini per una soluzione della crisi che a suo avviso è stata "inaccettabile." Non a caso e fuor dalla consueta propaganda, qualcuno invita il sindaco a considerare la possibilità di dimettersi, tanto più che l'approvazione del bilancio si trascina nell'aula Giulio Cesare senza che se ne intravedano tempi certi per l'approvazione.

Non è un caso se dopo un colloquio ieri pomeriggio con l’on. Daniela Santanchè, che comunque gode di grande influenza sul Cavalere, Gianni Alemanno abbia convocato urgentemente per questa mattina tutti i suoi assessori ed i consiglieri di maggioranza. Che l'immagine di una Polverini che scaccia dal tempio della Regione i consiglieri mercanti stuzzichi l'emulazione di Alemanno?

Giuliano Longo