Filobus laurentino, scandalo tangenti

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La notizia era uscita come una bomba sul Messaggero del 28 aprile scorso e parlava di tangenti per le commesse Finmeccanica che avrebbero favorito anche la carriera del manager Riccardo Mancini, Amministratore Delegato dell’Ente Eur, che oltre ai trascorsi neofascisti, mai rinnegati dall'interessato, vanta un solidissimo rapporto con il sindaco Gianni Alemanno cementatosi nel corso della campagna elettorale del 2008 che lo portò al Campidoglio.

La storia salta fuori dall’inchiesta sulla corruzione in Selex (consociata Finmeccanica), e secondo la quale, scriveva il quotidiano romano, Mancini avrebbe fatto da garante su una tangente da 600 mila euro per la fornitura di quaranta filobus al Comune di Roma da parte di Breda Menarini, del gruppo Finmeccanica. Il fatto che la bomba fosse esplosa a ridosso della riconferma di Mancini alla guida di Eur Spa, società dal ricchissimo patrimonio immobiliare al 90% del Ministero del Tesoro e per il 10% del Comune di Roma, suscitò a destra qualche sospetto sul tempismo di quella che avrebbe potuto apparire una operazione mirata.

Ma nelle carte dell'inchiesta Finmeccanica risultava che Marco Iannilli, uno dei commercialisti indagati, avrebbe messo a conoscenza i giudici inquirenti di una fornitura di quaranta autobus per il Comune di Roma datata 2009, per la quale sarebbe scattato il meccanismo della sovrafatturazione e del pagamento di tangenti. A questo punto il quotidiano riportava stralci del verbale di interrogatorio dello stesso Iannilli. «Breda Menarini (gruppo Finmeccanica) – spiega il commercialista – aveva ottenuto una commessa di circa 40 autobus dal Comune di Roma, o da una sua controllata, del valore di 20.000.000 di euro circa. I rapporti inizialmente erano stati tenuti da Borgogni e Subbioni (entrambi dirigenti di Finmeccanica, il primo è ex capo delle relazioni esterne) ed era prevista una somma di 800mila euro da destinare a Borgogni e Cola medesimo, somma che doveva esser pagata da Ceraudo, ad della Breda Menarini».

Ma la storia continua perché per fare pressioni sulla azienda venne organizzato un incontro al quale partecipò Riccardo Mancini che però avrebbe chiesto in cambio una contropartita. «Venni convocato – dice Iannilli – a una riunione cui partecipavamo io, Subbioni e tale Mancini…. Il ruolo di Mancini era quello di chiudere gli accordi e di bloccare i pagamenti, attraverso le sue entrature nell'amministrazione comunale, fino a quando Ceraudo non avesse erogato le somme dovute». Si tenga presente che pur essendo un importante sodale di Alemanno, Mancini non aveva ancora alcun incarico in Eur spa. Che avrebbe richiesto come contropartita. E infatti nel luglio di quell'anno Mancini divenne Amministratore delegato della società. Ovviamente tutta la manovra avrebbe comportato una mazzetta di seicentomila euro, pagata in parte in contanti e in parte con una fattura falsa, attraverso una società cipriota riconducibile allo stesso Iannilli: «Emisi una fattura – confessa il commercialista – per finta consulenza verso Breda Menarini per 300mila euro, che dai conti ciprioti finirono su un conto svizzero indicato da Cola. Gli altri 300mila Ceraudo me li diede in contanti».

La storia sembrava chiusa lì con polemiche, smentite ed il solito codazzo di dichiarazioni ad uso dei media, ma ieri la Procura di Roma ha disposto una serie di perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta su false fatturazioni per l'acquisto dei 40 bus. Così i militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria hanno fatto irruzione presso gli uffici di Roma Metropolitane, dell'Ente Eur e della Breda Menarini di Bologna, per arricchire di documenti l'inchiesta coordinata dal pm Paolo Ielo. Secondo le notizie riportate dalle agenzie di stampa gli indagati sarebbero quattro, tra i quali proprio Riccardo Mancini e l'ex ad della Breda Menarini, Roberto Ceraudo. A condurre le perquisizioni sono stati oltre al nucleo tributario della Guardia di finanza, i Ros. L'ipotesi di reato sulle quali si indaga sono corruzione e frode fiscale. La vicenda riguarda il bando di gara per la realizzazione del trasporto filoviario Eur-Tor de' Cenci ed Eur Laurentina- Tor Pagnotta. Chi appaltava la gara, il cui bando fu pubblicato il 21 gennaio 2008 e la cui aggiudicazione è stata deliberata il 20 novembre 2008, era Roma Metropolitane.

La fornitura di 45 filobus era compresa nell'appalto, ed era a carico delle imprese appaltatrici, ovvero l'Associazione Temporanea di Imprese fra De Sanctis Costruzioni Spa, Monaco Spa, Cieg Engineering e ATM Milano. Quindi doveva essere il consorzio ad acquistare i filobus. Ma con un comunicato stampa datato 2 marzo del 2009 la Breda Menarini parlava di «contratto di circa 40 milioni di euro con Roma metropolitane per la fornitura di 45 filobus, più altri 40 milioni per un'opzione di altri 45 filobus». In base a ciò vediamo di raccontare la storia secondo un'altra angolatura. «Filobus di Veltroni spreco di milioni» inneggiavano i manifesti di An: correva l'anno 2008 e il candidato sindaco Alemanno, spalleggiato dal suo partito, affiggevano manifesti per tutta Roma promettendo di cancellare il progetto della Filovia per sostituirlo con un più efficiente prolungamento della Metro B Laurentina. Ma, come è noto, dopo una breve sospensione ordinata dal suo (ex) Assessore alla Mobilità Marchi la Filovia fu rimessa subito in gioco.

Eppure Alemanno aveva ragione nell'affermare che la Filovia non solo non serviva a nulla ma anzi era controproducente e costosa. Balzava all'occhio il numero e il costo spropositato dei mezzi, costruiti dal consorzio Breda-Menarini (carrozzerie) e Skoda (motori bimodali elettrico – gasolio). Si trattava di 80 mezzi fatti acquistare da Roma Metropolitane con il citato appalto del 2009 per un importo globale di 80 milioni di euro suddiviso in due tranche. Consegna e pagamento iniziale per 40 mezzi dal costo stratosferico di un milione di euro l'uno (in Spagna con questa cifra si compra un treno della Metropolitana). Anzi, a suo tempo qualcuno denunciò lo sperpero nell'ambito della lottizzazione Tor Pagnotta 2 cui la filovia era strettamente legata, evidenziando che lo stesso consorzio appaltò in Lettonia 150 filobus per “soli” 53 milioni.

Giuliano Longo
Silvio Talarico