L\’ombra di Riccardi

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Le dimissioni di Renata Polverini e la prospettiva delle elezioni regionali entro dicembre, hanno incrinato un quadro di certezze che pareva quasi assiomatico soprattutto per quanto riguarda il comune di Roma. Alemanno candidato, Zingaretti sfidante quasi certo vincitore almeno sull'onda dei più recenti sondaggi che vedono l'attuale sindaco non superare il 30% delle intenzioni di voto almeno per quel 50% che al voto intende andare. Di qui un chiacchiericcio diffuso, un toto candidature, una fibrillazione delle segreterie politiche regionali e cittadine che è poi il sale di una politica ancora autoreferenziale e distratta rispetto agli umori di una opinione pubblica avvelenata per i recenti scandali.

Nel turbinio di dichiarazioni, interviste e retroscena di questa ultima settimana una voce pare essere stata più assiduamente presente, quella del ministro Riccardi cofondatore della comunità di san Egidio, personaggio di rilievo internazionale e soprattutto esponente di quel mondo cattolico che non intende stare alla finestra di una competizione politica che vede al centro la Città Eterna e la sua Regione.

Una voce che si è levata spesso a difesa degli emarginati scontrandosi senza veli diplomatici con Gianni Alemanno per le politiche adottate dalla giunta di destra nei confronti dei Rom. Fatto che in se può anche non trovare un'ampio consenso popolare al di fuori dell'associazionismo cattolico solidale, ma che rappresenta una spia degli attuali rapporti fra il sindaco, quel mondo e le gerarchie. Se Riccardi si schernisce di fronte alle responsabilità elettive ad esempio rispetto alla Regione, se per il Comune ribadisce che Alemanno e Zingaretti sono i candidati 'naturali', non può negare di rappresentare una carta importante da giocare, non tanto per il Vicariato di Roma, ma per i palazzi d'oltre Tevere che stanno seguendo con grande interesse gli sviluppi della situazione politica italiana.

Non a caso Benedetto XVI esortava i cattolici alla partecipazione politica per moralizzare una situazione che ormai è andata ben oltre i limiti etici tollerabili. Una questione che nulla ha a che vedere tatticismi dell'Udc che comunque esprime oggi solo un 5-8% dell'elettorato a Roma e Provincia. Ma la Chiesa non è solo 'messaggio' e 'testimonianza', ma anche portatrice di grandi interessi nella sanità: dal Gemelli, al Bambin Gesù, alle cliniche private sino al rischio default dell'istituto dermatologico Italiano, oggi commissariato e che rischia di deflagrare come un ordigno ad orologeria. Resurrezione etica ed interessi terreni possono ben sposarsi proprio nella nostra Regione dove nel 2010 fu proprio l'intervento delle gerarchie a pesare sulla vittoria di Renata Polverini in contrapposizione alla "abortista" Emma Bonino.

In fondo Alemanno aveva ben poco da dare sotto questo profilo anche se ha concesso e profuso quanto poteva negli interessi della Chiesa, meno ha potuto fare la presidente della Regione che si è trovata a dover gestire le decisioni del Governo sui tagli alla sanità. E poi dopo il san Raffaele di Milano, fondazione privata e l'Idi, in proprietà di un ordine religioso, d'oltre Tevere guardano con estrema preoccupazione allo stato della sanità cattolica che Bertone a metà dello scorso anno, avrebbe voluto accorpare con il 'santo' e 'vaticano' salvataggio dello stesso san Raffaele.

La complessità della questione ha recentemente richiamato l'attenzione dei palazzi vaticani sul futuro della Regione che secondo alcuni merita un successore di Renata Polverini di grande spessore ma di sicura obbedienza. E Riccardi è un obbediente nei superiori interessi della Chiesa, ove, neutralmente venisse 'chiamato'. E Roma? Dopo l'esperienza di una vittoria 'laica' alle regionali, un bis sarebbe tollerato senza divieti ed ostracismi, con soddisfazione di quell'associazionismo cattolico che in Zingaretti vede un interlocutore.

Giuliano Longo