Municipi, la guerra degli accorpamenti

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Il tempo stringe minacciosamente ma resta ancora lontana una soluzione condivisa sullo scottante tema dell’accorpamento dei Municipi di Roma Capitale.

Il caustico decreto legge sullo spending review varato dal Governo, che a livello nazionale taglia sulle Province, sul territorio romano vuole infatti che le ex circoscrizioni da 19 passino a 15 entro la tornata elettorale del 2013, ma la sensazione sempre più nitida è che qualsiasi sarà il criterio scelto per l’assemblaggio delle nuove entità geopolitiche ci sarà da versare lacrime e sangue, tanto per restare in tema.

Lo spauracchio peggiore? Se a fine ottobre, quando scadrà la delega per il secondo decreto della riforma di Roma Capitale nel quale Regione e Campidoglio dovranno indicare i confini delle nuove circoscrizioni della città eterna, non si arriverà tramite delibera ad approvare un nuovo Statuto, sarà il Viminale, tramite il prefetto Giuseppe Pecoraro, a stabilire la nuova suddivisione territoriale delle ex circoscrizioni. Una specie di “commissariamento” dell’Assemblea capitolina, insomma, che potrebbe portare a scelte non basate su criteri funzionali alle vere esigenze dei cittadini.

Giusto un mese quindi per decidere vita o morte di cinque Municipi e ridisegnare così l’intero assetto dei governi locali ed un nuovo quadro politico cittadino. Unire due Municipi, infatti, significa in termini squisitamente elettorali decidere il colore di governo del nuovo parlamentino, e questo, al di là degli aspetti morfologici, urbanistici e geografici, resta ovviamente l’elemento di maggiore rottura tra le parti in causa. Anche perché i Municipi coinvolti, ad eccezione del II e del XVIII, sono tutti guidati dal centrosinistra. Una coincidenza che agli occhi di qualcuno fa apparire gli accorpamenti come un’operazione dal malcelato obiettivo di diminuire il peso elettorale dell’opposizione, un’inconfessabile strategia atta ad allietare gli appetiti dei partiti. «Un piano inglorioso – attacca Medici, minisindaco del X – una suddivisione fatta con l’accetta, senza tenere in minima considerazione le esigenze e le caratteristiche dei territori. Nel caso si unissero IX e X, come si è paventato, avremmo infatti un territorio che si estenderà dalle Mure Aureliane alle vigne di Frascati».

Ma andiamoli a vedere nel dettaglio questi accorpamenti e cerchiamo di scoprire quale sarebbe il nuovo look della capitale, districandoci tra le molte varianti previste. L’ultima bozza preparata in estate dall’assessore capitolino alle attività produttive Davide Bordoni, prevedeva l’accorpamento del II Parioli) con il III (San Lorenzo) o con il V (Tiburtino), il VI (Pigneto- Tor Pignattara) col VII (Centocelle- Tor Sapienza), il IX (Appio Latino-San Giovanni) con il X (Tuscolano- Cinecittà) e ultimo, non previsto, il XVII (Prati-Borgo Pio) col XVIII (Aurelio-Boccea), che avrebbe lasciato invariato il territorio del I all’interno delle Mure Aureliane. Ipotesi però, questa, scartata dopo le sostenute proteste dell’opposizione e la netta presa di posizione della presidente del Municipio XVII Antonella De Giusti, strenua sostenitrice dell’annessione del suo territorio al centro storico. Correzione che potrebbe far confluire in una super-city centrale anche parte del IX (diviso tra il X e appunto il I), con le zone di maggior pregio storico e turistico unite sotto la stessa effige, come auspicato da molti pezzi della sinistra.

«L’impressione è che le suddivisioni ancora non siano state formalizzate – commenta la presidente del IX Susi Fantino – ma poi resta il vero problema del decentramento, che è quello delle competenze e delle risorse. Il progetto infatti non è supportato da un’idea di funzione della città: unire più Municipi senza un’adeguata organizzazione significa solo avere maggiori problemi a controllare un’estensione spaziale più ampia». Senza dimenticare che con l'eliminazione della Provincia il primo cittadino dovrà guidare anche un Consiglio metropolitano composto dai rappresentanti di 120 comuni la cui funzione è ancora poco chiara. Insomma: il tempo stringe, minacciosamente.

Marco Di Tommaso