Tpl in house «mossa di facciata»

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La Giunta Alemanno ha varato l’approvazione dell’affidamento in house del servizio di trasporto pubblico locale all’Atac per i prossimi sette anni. Bene, obiettivo condiviso anche dal Partito Democratico. Peccato, però, che questa decisione sembra tanto un’ operazione di facciata, appare solo un’iniziativa elettorale perché nella delibera non viene indicata nessuna risorsa economica. È solo una dimenticanza? Ormai al termine di questo incubo amministrativo, dopo quasi 5 anni di disastri che hanno fatto di Roma la città degli scandali e delle inefficienze, l’ultima decisione della Giunta Alemanno rischia di essere solo l’ennesimo intervento privo di consistenza, che mira giusto a raccattare qualche voto tra i lavoratori dell’azienda, sperando di far dimenticare il fallimento gestionale della sua Amministrazione.

Quattro amministratori delegati nominati e poi revocati sempre dallo stesso sindaco. Tre piani industriali cambiati in pochi mesi e mai pienamente attuati. Azienda depredata e qualità del servizio di trasporto sempre più scadente. Scandalo Parentopoli con assunzioni facili e incarichi di responsabilità affidati a persone di fiducia senza adeguate competenze e professionalità. Fino al clamoroso quanto annunciato flop della nuova diramazione B1 con disagi quotidiani, la disastrosa gestione della rete di superficie con milioni di chilometri di servizio in meno per i cittadini, la carente manutenzione dei mezzi pubblici con una vettura su tre che registra guasti in linea. Questa è l'Atac targata Alemanno.

Questa è la drammatica situazione della più grande azienda di trasporto pubblico italiana dopo quasi 5 anni di malagestione del centrodestra. E allora come si fa a trasformare il brutto anatroccolo in un cigno? Con un incantesimo. Approfittando dell'evoluzione del quadro normativo – che non obbliga più i Comuni ad andare a gara per la gestione del trasporto locale – si sceglie di prolungare l'affidamento del servizio all'Atac per i prossimi sette anni. Bene, una scelta giusta perché il trasporto collettivo in questa città può essere assicurato solo se c'è un grande soggetto industriale pubblico che svolge il suo ruolo insieme ad altri operatori privati. Manca però un aspetto fondamentale e ineludibile: come si garantirà concretamente all’azienda la possibilità di svolgere questo servizio. Nella delibera, infatti, si elude totalmente la quantificazione delle risorse economiche necessarie, vale a dire circa 500 milioni di euro all'anno.

Si potrebbe aggiungere, inoltre, l’assenza anche di ogni riferimento all’attuale Piano Industriale dell’Atac, che pone a carico dell'Amministrazione comunale alcuni oneri, come ad esempio quello di recuperare quei 100 milioni di euro di minori trasferimenti essenziali per assicurare i rinnovi contrattuali dei lavoratori e che dovrebbero essere ottenuti sia mediante un efficientamento aziendale che attraverso risorse aggiuntive per circa 60 milioni di euro a carico del Comune. A partire già dai 30 milioni di euro previsti per il 2012, ma che non sono stati inseriti nel bilancio attualmente in discussione. Insomma, a parole la Giunta Alemanno fa la parte di chi vuole preservare l'Atac. Nei fatti, invece, continua a strangolare l’azienda e a metterne a rischio il futuro con scelte strampalate e inconsistenti.

Massimiliano Valeriani
consigliere capitolino del Pd

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