Zingaretti candidato alla Regione

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Si dimette, non si dimette? E' un gran vociare sulle sorti di Alemanno che comunque sono già segnate daI fatti.

Ad esempio dall'approvazione di questo bilancio capitolino, già in ritardo di nove mesi, un parto davvero difficile e impantanato dalle divisioni della maggioranza, come ci ha detto Umberto Marroni capogruppo del Pd al Consiglio di Roma capitale. «Se hanno i trenta consiglieri, votino e facciano passare il bilancio. A noi così non va ma faremo comunque la nostra battaglia per aprirlo al sociale. Ma non si attendano "tenerezze"… Se poi non ce la fanno se ne assumeranno le responsabilità di fronte ad un inevitabile commissariamento».

A ben vedere nel Pd c'è anche chi vorrebbe portare avanti una linea dura, una opposizione ostruzionistica tipo quella fatta per la delibera sulla cessione delle quote Acea e la Holding capitolina delle municipalizzate, ma con il rischio che poi finiscano per pagare i più deboli, ad esempio le cooperative sociali (come riportiamo a pag…). Ma qui non è un problema del Pd, dell'Udc e di una opposizione concorde, il problema sta nello scontro fra le fazioni interne del Pdl che paralizza la situazione, senza che il sindaco riesca a imporre la sua autorità.

Certo la maggioranza vuole chiudere tutte le sue partite; nelle municipalizzate si parla già di assunzioni o promozioni più o meno mascherate; quei consiglieri che non hanno speranza di rielezione, i peones dell'aula Giulo Cesare, tentano di portare a casa qualcosa nel rush finale prima delle elezioni. Ma, a ben vedere, le elezioni anticipate per Alemanno, non sono così importanti, sempre che sia disposto a stare sulla graticola sino ad aprile del prossimo anno. Gianni sa che una via d'uscita c'è già bella e pronta e sono proprio quelle elezioni regionali che ad esempio Aurigemma vorrebbe al 30 gennaio, giusto per consentire alla destra di sistemare i suoi giochi interni ad oggi tutt'altro che chiari, mentre la ministro Cancellieri ha già indicato le prime settimane di dicembre anche se l'ultima parola spetta proprio alla presidente dimissionaria Renata Polverini.

La grande novità, di cui si parla da giorni, è invece la candidatura di Nicola Zingaretti per la quale il segretario regionale del Pd Enrico gabarra ha già chiesto la delega al Nazareno. Con Zingaretti alla Regione la candidatura di Riccardi al Campidoglio per il centrosinistra ritorna più che mai attuale. Un candidato del centrosinistra, ma super partes, che proviene dal sociale (la comunità di Sant'Egidio), un intellettuale cattolico di levatura internazionale, al di fuori della casta e della nomenclatura della politica politicante, che godrebbe dell'incondizionato appoggio delle gerarchie ecclesiastiche. Un sindaco cattolico per una città "ecumenica", fatto salvo un patto fra Zingaretti e l'Udc in Regione giusto per non perdere di vista gli interessi vaticani nella sanità laziale.

E allora per Alemanno non ci sarebbe davvero partita nonostante il probabile largo astensionismo, nonostante i grillini rampanti e l'antipolitica dilagante. Che a Alemanno a questo punto si dimetta o meno ha scarsa importanza. La sua via d'uscita anche dalla spada di damocle di altre indagini della Procura di Roma, sta nel ricavarsi uno spazio nazionale nella implosione del Pdl. Berlusconi pare abbia minacciato di togliere il suo simbolo dalle liste del Pdl Lazio e costringe gli ex aennini, pur divisi fra loro, a fare delle scelte. Qui sta il futuro del sindaco, ma per chiudere i giochi, accontentare gli ultimi arrivati, saldare le incerte clientele il bilancio va pure approvato. Ci scommettiamo.

Giuliano Longo