Campidoglio: Ipotesi Riccardi, tutte le incognite

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La candidatura di Zingaretti è ormai assodata e senza primarie se i tempi elettorali non lo consentiranno. La scelta del Presidente della Provincia ha provocato le reazioni degli esponenti di Sel di fronte alla ipotesi di una consequenziale candidatura Riccardi. «Non staremo mai in un'alleanza con il ministro Riccardi candidato sindaco. Questo significherebbe la riproposizione del «montismo» a Roma, una prospettiva politica che Sel non può accettare. In questo caso, dunque, presenteremo un candidato nostro», dice il dirigente di Sel Gianluca Peciola. Così la candidatura alternativa a Riccardi per il Campidoglio sarebbe già pronta: Massimiliano Smeriglio, assessore al Lavoro della giunta provinciale guidata proprio da Zingaretti.

Sulle posizioni di Sel si schierano con accenti di poco diversi, anche la Federazione della Sinistra (PRC- Comunisti Italiani) e socialisti. Sin qui gli spezzoni della sinistra, ma nella mattinata di ieri il segretario romano del Pd Marco Miccoli ribadiva l'impegno alle primarie di coalizione per il Comune, autorevolmente confermate da Zingaretti nel corso della sua conferenza stampa. «Relativamente alle scelte prodotte ieri in Direzione regionale in cui è stato dato mandato a Gasbarra di chiedere a Nicola Zingaretti di candidarsi alla guida della Regione Lazio, vogliamo chiarire – ha detto Miccoli – che il percorso per arrivare alla scelta del candidato sindaco di Roma non cambia. Il candidato verrà scelto dagli elettori romani con le primarie che si terranno il 20 gennaio 2012 e quindi il lavoro della coalizione di centrosinistra che si è resa protagonista dell'opposizione ad Alemanno in questi anni va avanti…».

Se l'endorsement del presidente della Provicia conferma la posizione ufficiale del Pd è anche vero che apre un problema e non secondario. Infatti è difficile credere che una personalità di livello addirittura internazionale, attualmente ministro e per di più inviso di fatto alla sinistra radicale, intenda sottoporsi al gioco delle primarie che gli potrebbe garantire, semmai, una striminzita affermazione. Certamente se l'amministrazione di Alemanno entrasse irrimediabilmente in crisi anzi tempo il problema non si porrebbe. Lo candidatura dello stesso Zingaretti è frutto di «una emergenza democratica» come lui stesso l'ha definita dovuta alle dimissioni di Renata Polverini e allo scandalo dei fondi del Pdl. Ma per Riccardi la situazione è diversa.

Non ce lo vediamo proprio concorrere alle primarie con Patrizia Prestipino, Emiliano Smeriglio o Sandro Medici con tutto il rispetto per i sunnominati. D'altra parte le primarie rappresenterebbero il riscatto, soprattutto per quella base militante del Pd che nei social network non nasconde la propria delusione per quella rinuncia forse inevitabile di Zingaretti. Una candidatura interna al Partito potrebbe soddisfare i delusi e spingerli a quella mobilitazione democratica invocata ieri da Zingaretti in conferenza stampa.

Se Riccardi che ufficialmentenon ha accettato un bel nulla, decidesse di rinunciare alla contesa romana potrebbe riproporsi anche il nome del cattolico di sinistra e moderato Enrico Gasbarra segretario regionale del Pd. A meno che dalla società Civile non spunti un nuovo Argan, soluzione invocata dallo stesso Riccardi in una recente intervista. Forse al Pd basterebbe restare nel giardino di casa propria per trovare la persona giusta. Chiunque sarà il contendente per il Campidoglio, Alemanno ha ben poco da brindare per lo scampato pericolo Zingaretti. I sondaggi lo affossano comunque. 

Giuliano Longo