Pdl in cerca di identità punta su Alemanno e primarie

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Dopo la giornata convulsa a via dell'Umiltà nel facca a faccia tra Gianni Alemanno ed Angelino Alfano con contorno di dimissioni minacciate dal sindaco e subito ritirate, la bonaccia sembra calata sulla destra romana in cerca di identità.

La candidatura alla regione lanciata ufficialmente ieri da Zingaretti ha sicuramente sparigliato molti giochi e non solo a destra. Ora non resta che attendere la decisione di Renata Polverini sulla data delle elezioni e nel frattempo far quadrato attorno ad Alemanno per non creare altra confusione.

Così il capogruppo del Pdl al senato Maurizio Gasparri ci fa sapere che Alemanno ha intenzione di riproporre la sua candidatura e di indire le primarie. Gasparri, che non ha proprio intenzione di spaccare il Pdl da destra, conta molto sulla istituzione di un non meglio precisato comitato etico che dovrebbe controllare i curricula degli eleggibili, e apprezza la disponibilità dell'onorevole Francesco Giro di metterci la faccia per una candidatura alla Regione. E poi «nonostante tutto e tutti la candidatura certa di Zingaretti nel Lazio e quella incerta di Riccardi a Roma non sono affatto irresistibili». Dove quel nonostante tutto risulta piuttosto sconsolato, mentre viene temuta la candidatura di Riccardi a Roma.

In effetti, a leggere della polemica di ieri fra il patron della comunità di san Egidio ed il sindaco si scorge già qualche accenno conflittuale di sapore preelettorale si avverte. Infatti ieri il ministro ha sferrato un duro attacco contro Alemanno e il Pdl per i manifesti affissi a Roma dove si esprime compiacimento per gli sgomberi dei nomadi. Una polemica che si trascina con toni aspri da molto tempo. «Ho visto in giro per Roma manifesti, volantini e lettere – denuncia Riccardi– che inneggiano e si compiacciono per gli sgomberi dei campi abitati da minoranze etniche rom, compresi donne e bambini inermi. C'è bisogno di responsabilità e non di trionfalismi, certe delicate questioni non possono essere trattate con i toni da campagna elettorale».

Così il ministro per l'Integrazione e la Cooperazione, a margine di un evento all'Ara Pacis in ricordo di Raoul Wallenberg, diplomatico svedese che ha salvato migliaia di ebrei ungheresi dallo stermino nazista, per poi scomparire nei gulag sovietici. «La predicazione dell'odio – ha aggiunto è sempre un rischio, che si acuisce nei momenti di crisi economica, perchè in questi casi può diventare persino rassicurante trovare dei nemici ai quali attribuire tutte le responsabilitá. Manifestazioni di intolleranza razziale e un preoccupante antigitanismo sono diffusi purtroppo anche nella nostra città di Roma».

Ovviamente Alemanno non era presente all'evento, ma passano pochi minuti e le agenzie battono una imbarazzata nota del Campidoglio con la quale Alemanno risponde che «i manifesti cui fa riferimento il ministro Riccardi non sono certo fatti da me e nemmeno dal mio partito, ma sono manifesti nati spontaneamente (sic) da comitati di cittadini che ringraziano l'Amministrazione per la chiusura del campo di Tor de' Cenci». Negli stessi – aggiunge – «non c'é nessun incitamento all'odio o all'intolleranza razziale, temi sui quali il Campidoglio si è sempre schierato in maniera netta e chiara a favore del dialogo e dell'inclusione sociale».