«Anche io sono vittima di questa cultura»

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera firmata, inviata a noi e ad altre testate da un lettore
 

Gentile Direttore,
   sono un dipendente di Risorse per Roma, società del Comune di Roma che si occupa di attività urbanistica, ingegneria, condono edilizio.

Mi trovo purtroppo, non volendo fare j’accuse che potrebbero minare il futuro dei miei tanti colleghi, a dover esternare il mio pensiero ad un giornale cercando di far capire la profonda umiliazione e la preoccupazione, mia e di 750 colleghi, circa le politiche di governo della società che rappresentano la medesima cultura Romana di cui abbiamo appena sentito e visto gli effetti in Regione Lazio. In effetti non è una cultura solo nostra, dal momento che da anni gli autisti di ministri diventano senatori e le igieniste dentali diventano consiglieri regionali.

Tutti noi dipendenti di Risorse per Roma oggi viviamo, da un lato, sconcertati tra le previsioni di chiusura tra 12 mesi (spending review), riduzioni dello stipendio tra poco più di tre mesi, riduzioni dei buoni pasto da subito e dall’altro sopportiamo assetti gestionali di tipo “simil fascista” o fascidioti che, come già successo, attuano azioni mobbizzanti e nei casi più gravi di minaccia e licenziamento di dipendenti provocando tra l’altro alla società danni economici oltre al successivo (ovvio e prevedibile) reintegro giudiziale del dipendente.

E che dire delle assunzioni, con le qualifiche più alte, fatte anche negli ultimi mesi, quindi pre e post limiti stabiliti da norme dello Stato, delle super promozioni ed attribuzioni di premi ad personam, scollegate da qualsiasi reale aggancio con le mansioni svolte, effettuate in questi giorni, ovvero tre mesi prima della riduzione delle retribuzioni stabilita dal Governo per gli altri dipendenti, fino alle solite continue consulenze delle quali ritengo, dati e curriculum degli eletti, si potrebbe tranquillamente fare a meno.

Dopo aver visto ciò che la politica con i suoi uomini ha fatto in Regione, mi chiedo se non è ora che qualcuno si preoccupi di quelle che sono la “longa manus” di tali enti. Ma chi dovrebbe farlo? I sindacati che conoscono per primi tutte le questioni ma che rappresentano se stessi e non i lavoratori? I consiglieri di amministrazione che negli anni puntano ed ottengono la loro propria personale stabilizzazione a valori autodeterminati e con i quali potrebbero vivere 10 famiglie e 10 cervelli?

Ma non esiste un codice etico al quale gli amministratori ed i dirigenti apicali sono assoggettati e dal quale discendono specifiche responsabilità nel caso in cui i loro comportamenti rechino un danno al sano andamento della Società e per il quale possano essere rimossi?

Forse non servirà a molto questa riflessione ma poi se cresce l’antipolitica, chiedetevi di chi è la colpa. Forse è un cane che si morde la coda, forse non sono arrivata qui per caso neppure io, forse è normale…. ma quando a fine mese, con poco più di mille euro non arrivo a pagare la spesa credo che occorra prendere seriamente in considerazione la materia che è scappata di mano a tutti e cercare di fare la propria parte per cercare di cambiare il sistema e ritornare ad una sana normalità.