Regionali, Zingaretti in testa

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Al voto, al voto! Questo è metaforicamente il grido del popolo della sinistra alla luce del sondaggio relativo alle prossime elezioni regionali commissionato dall'agenzia di informazione Omniroma all'istituto di ricerche demoscopiche Ipr Marketing. A confronto il candidato del Pd, Nicola Zingaretti, due tra i suoi possibili competitor, Andrea Augello e Giorgia Meloni, e un ipotetico candidato del Movimento 5 Stelle. La ricerca, oltre alle percentuali dei candidati, ha rilevato il voto di lista.

Intanto sono sorprendenti per certi versi gli indici di conoscenza dei candidati da Rieti a Frosinone che premiano Nicola Zingaretti con un 84%, mentre Giorgia Meloni che pure è stata ministro raggiunge quota 71% e Andrea Augello raggranella solo il 37%. Dati sorprendenti soprattutto per il presidente della Provincia di Roma nonostante si sia solo all'inizio di una campagna elettorale nel corso della quale i volti ed i programmi assumeranno contorni di massa.

Ma l'indicazione inequivocabile degli elettori, almeno in questi giorni, attribuisce la vittoria netta a Nicola Zingaretti con il 54%, mentre Giorgia Meloni non supera il 32%. E se il confronto avvenisse con Augello quest'ultimo si attesterebbe al 30%, mentre Zingaretti guadagnerebbe 2 punti (andando al 56%). Il convitato di pietra, il temuto grillino, non supererebbe il 14% che corrisponde poi alle dichiarazioni di voto per la lista 5Stelle. Questo per quanto riguarda i voti.

Leggermente differenti al ribasso gli indici di fiducia perché Zingaretti scende al 48%, Meloni 31% e Augello 29%. Il che potrebbe significare che l'elettore pur esprimendo una dichiarazione di voto non si fida completamente del candidato che ha scelto.

Zingaretti: «Se ce la farò, la Regione sarà più utile»

Molto più articolata è la preferenza di lista che per certi versi, tranne che per il Pd e il Pdl, si uniforma ai dati nazionali di tutti i sondaggi sino ad oggi pubblicati. Perché se i Democratici raggiungono il 32% contro il 26/28% a livello nazionale, il partito di Berlusconi scende al 13% contro il 19/20% nazionale quasi alla pari con il partito di Grillo che si posiziona al secondo posto con il 14%, leggermente inferiore tuttavia a quel 20% che qualche recente sondaggio gli attribuisce. Evidentemente la vicenda Fiorito e lo scandalo che ne è conseguito ha colpito duro a destra come dimostra anche quel 3,5% che viene attribuito al partito di Francesco Storace (La Destra). L'Udc con il suo 7% supera di poco l'Italia dei Valori con il 6%, mentre il partito di Vendola (Sel) non va oltre il 4%. Città Nuove, la lista di Renata Polverini resta ad un deludente 4% mentre Federazione della Sinistra (PRCPdCI), verdi Ecologisti, Radicali, partito Socialista, totalizzano un 8% suddiviso per un 2% per ciascuna formazione politica.

Se questi voti alla sinistra del Pd compresi quelli di Vendola totalizzano il 12%, L'Udc pure in alleanza con il Fli di Fini non va oltre il 9% pagando comunque il prezzo della sua presenza al governo della Regione con Renata Polverini e la destra.

Questi i sondaggi che potrebbero in qualche modo fornire dati differenti se la ex presidente della Regione e quello che fu il Pdl persistessero nella opzione di voto per febbraio, anche se non è detto che il tempo giochi a loro favore, mentre sicuramente penalizzerebbe i cittadini, le istituzioni e la credibilità della politica già sotto zero. Ecco perché è nell'interesse di tutti gridare "al voto al voto" entro dicembre.