Urbanistica, «Giù le mani dalla villa romana»

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Roma Capitale è a un passo dal tracollo e deve fare cassa con i propri beni. Dopo l’approvazione, la settimana scorsa, dell’alienazione di 580 appartamenti e negozi di proprietà comunale (da cui sono stati esclusi per il rotto della cuffia la Casina Valadier e un altro paio di gioielli), verranno messi in vendita anche 56 immobili e terreni dell’Ama. Edifici e superfici perlopiù piazzati nel cuore della città, come l’area compresa tra via Crispi e via Zucchelli, 3500 metri quadri a pochi passi da piazza Barberini.

Un’area decisamente appetitosa, che da anni è oggetto di un braccio di ferro tra chi vorrebbe appropriarsene per costruirci tutto il costruibile possibile, soprattutto nel sottosuolo, e chi invece cerca di difendere i notevoli tesori che il deposito dell’Ama custodisce. Perché sotto i camioncini per la raccolta dell’immondizia si trova una villa romana, di cui è già venuto alla luce un mosaico “finissimo”, come lo ha definito la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. E nel cortile ha resistito alle ingiurie del tempo un albero monumentale catalogato nel Piano Regolatore.

Un posto dove chi ha intenzione di costruire qualcosa deve fare i conti con vincoli e pareri perentori che però, fino a oggi, non ci sembra che siano stati tenuti nella necessaria considerazione. Una nota della Soprintendenza Archeologica di Roma del 28 ottobre 2010 ricostruisce significativamente tutta la storia di un’area che è stata “negli ultimi 25 anni oggetto della presentazione di piani di recupero via via modificati”.

La Soprintendenza “già i l 26/6/1985 esprimeva parere contrario alla creazione di piani interrati, a seguito del progetto presentato dal Comune, per interferenza con le quote archeologiche”, sottoponendo i vari progetti presentati negli anni successivi all’obbligo di indagini archeologiche prel iminari per “evitare interferenze dei pali con le strutture antiche interrate”. Nel 2006 gli scavi vengono finalmente iniziati e portano alla luce “parti di una domus repubblicana, con resti di finissimi mosaici policromi”. Le indagini vengono però interrotte su disposizione della Direzione Lavori dell’Ama e mai più completate.

E nel novembre 2008 Alemanno, da pochi mesi sindaco e commissario straordinario per l’Emergenza Traffico e Mobilità, inserisce nel suo nuovo Piano Urbano Parcheggi un’autorimessa di 280 posti su 4 piani sotterranei e uno fuori terra auto proprio lì dove la Soprintendenza si è sempre opposta alla realizzazione di opere interrate. E la Soprintendenza ribadisce ancora una volta che “appare del tutto improponibile la proposta di un parcheggio interrato multipiano e di conseguenza questo Istituto esprime parere contrario alla realizzazione del progetto”, mentre invece ritiene possibile l’ipotesi di un piano di recupero, dopo indagini preventive e fatta salva la tutela delle preesistenze antiche portate alla luce.

Adesso arriva la notizia che l’area sarà venduta, senza aver approfondito cosa contiene veramente. Una decisione molto discutibile, che l’Ama ha preso in piena consapevolezza del rischio che, se venissero alla luce altri reperti importanti, l’unica nuova costruzione ammessa potrebbe essere la biglietteria del museo. Per quanto ci riguarda, vigileremo sulla modalità della vendita e su tutte le ipotesi costruttive che gli acquirenti vorranno avanzare, sperando che non venga in mente a nessuno di fare progetti che non tutelino adeguatamente il patrimonio archeologico e naturalistico della città. Ma se ciò accadesse, ci auguriamo che gli uffici preposti mantengano la stessa fermezza degli ultimi 25 anni. Noi terremo gli occhi bene aperti.

Anna Maria Bianchi
Coordinamento dei Comitati NO PUP
Coordinamento Residenti città Storica