Al ghetto il ricordo dei bimbi deportati

0
30

Il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha presenziato assieme al Rabbino Capo Riccardo Di Segni e al Presidente della Comunità Ebraica Riccardo Pacifici alla cerimonia di memoria della deportazione degli ebrei romani del Ghetto che si è tenuta al Palazzo della Cultura in via del Portico d’Ottavia.

Zingaretti ha riconsegnato alla Comunità Ebraica di Roma i documenti, rinvenuti presso gli archivi dell’International Tracing Service di Bad Arolsen, che riguardano la deportazione di 350 bambini romani operata dai nazisti durante l’occupazione della Capitale. I documenti sono stati raccolti nel volume “16.10.1943. Li hanno portati via” ed è il frutto del Progetto Storia e memoria della Provincia di Roma, edito da Fandango Libri, che raccoglie fotografie, lettere e corrispondenze dei parenti dei deportati, ricostruendo la dolorosa e frustrante ricerca di notizie compiuta, dopo la fine della guerra, dalle famiglie e dalle autorità religiose e civili italiane.

Presenti tra gli altri Umberto Gentiloni, responsabile del Progetto Memoria, Bad Arolsen e Susanne Urban, direttrice archivio storico IT. Quest'ultima ha spiegato l'importanza di ricordare: «Trecentocinquanta bambini che non sono potuti crescere né hanno avuto l'opportunità di mostrare il proprio talento. L'eredità si queste storie, delle storie delle loro vite sono oggi racchiuse nel libro che ci da la possibilità di riempire un vuoto». Il rabbino capo Di Segni ha polemizzato con la modalità scelta da un telegiornale nel presentare l'anteprima del libro definendola «un'oscena banalizzazione», ricordando poi che «oggi nel calendario ebraico è il giorno in cui comincia il mese e il passo che dice “dalla bocca dei lattanti si basa la forza di Dio” e speriamo che ciò accada sempre».

Per il Presidente della Comunità Riccardo Pacifici è «difficile aggiungere altro: è bene consegnare questo libro nelle scuole ebraiche, nello stesso luogo dove è stata compiuta la razzia. Siamo qui per raccontare la storia di quanti un nome non ce l'hanno perchè magari nati sui treni o nei campi di sterminio. A loro ci dobbiamo rivolgere così come ci insegna l'Italia con il Milite Ignoto». Pacifici ha poi citato la storia di Maria Spizzichino auspicando di continuare il lavoro contenuto nel libro dando un volto a ognuno degli 8800 ebrei e degli altri che non sono mai tornati dai campi nazisti, compresi i 2500 carabinieri italiani deportati il 7 Ottobre del 1943 perchè avrebbero potuto difendere i cittadini dalla deportazione.

Ha concluso gli interventi il Presidente della Provincia, Nicola Zingaretti. «In un bellissimo libro sulla vita di Primo Levi si legge che questi si sbottonò la manica della camicia il numero di matricola 174517. Ho provato più volte a provare lo sconcerto e il dolore di Levi a mostrare le ferite. L'impegno di tanti sopravvissuti che trovano la forza di tornare ai quei tempi è un impegno unico, e noi dobbiamo dimostrare di esserne degni, fronteggiando i messaggi di intolleranza che sia affacciano nelle metropoli e nel web».

Zingaretti ha proseguito precisando che si tratta di «vite spezzate dietro alle quali si nascondono nomi e non numeri come volevano i nazisti» e per costringere chi nega l'Olocausto «a spiegarci che fine hanno fato questi bambini romani portati via alle 5 del mattino del 16 ottobre 43». Il presidente della Provincia ha concluso affermando che: «In questo libro è contenuta la pagina della storia più buia della nostra città. Le foto e le lettere oggi tornano a casa e il libro verrà inviato a ogni scuola della Provincia. Ringrazio Gentiloni per il lavoro di 5 anni e tutti coloro che ci hanno aiutato per rafforzare l'iniziativa culturale e che hanno raccolto questa documentazione che oggi consegniamo alla Comunità Ebraica. L'idea ci è venuta in mente durante i viaggi della memoria e state certi che non permetteremo mai che la memoria di questa città possa cadere nell'oblio».

Silvio Talarico