La destra ultrà contro Alemanno

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Chi dice che la destra si ricompatta con la sua estrema sotto elezioni? Sicuramente è successo nel 2008 quando Alemanno contò su organizzazioni come Casapound o il Popolo di Roma per raggiungere le periferie e tutti quei movimenti, associazioni e circoli furono ben visibili al momento della vittoria del sindaco, tutti al Campidoglio con il braccio teso nel saluto romano.

In fondo questi furono i gladiatori di Alemanno, aggressivi quanto basta ma senza esagerare, fedeli in attesa delle meritate prebende. Gianni echeggiava una Destra Sociale ormai morta e sepolta e, perché no, quella rivoluzione di destra che aveva promesso ad una città secondo loro sfibrata dal veltronismo e da decenni ormai di potere della sinistra. Così i Castellino, gli Jorio e tanti altri da Forza Nuova alla Fiamma Tricolore si aggregarono sotto le bandiere del giovane sindaco che prometteva la rigenerazione morale e materiale della Caput Mundi. Valori cristiani, Roma e l'Europa, scelte sociali, attenzione alle periferie ecc. ecc. ecc.

Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti, ma nemmeno deve essere sfuggito a quei camerati di allora che si sono visti scavalcati, anzi annegati, dalla marea di favori, prebende e benefici con i quali Gianni ha premiato altri camerati nel Consiglio, nella giunta, nelle direzioni apicali e negli apparati del comune. Il sogno di quella destra oggi si stempera nel neocentrismo di Gianni Alemanno che per salvarsi accetta pure Monti, il governo dei professori e quant'altro così lontano dalle convinzioni di chi quella destra sociale vorrebbe ricreare.

Gli Schiuma. i Castellino, gli Jorio tutti rigorosamente sparsi in quella galassia della destra estrema che pochi conoscono con competenza ma che hanno eletto Roma a loro simbolo di riscossa. Parlano di poter raggiungere chi il 2 chi il 5% e più dei consensi elettorali come vantava recentemente Forza Nuova, ma tutti dicono, delusi, di non voler sostenere Gianni Alemanno. Ma soprattutto temono quell'accordo fra Alemanno e La Destra di Francesco Storace che in fondo sarebbe la cosa più naturale del mondo sotto il profilo politico e dell'amicizia che lega i due sin dai bei tempi della Destra Sociale nell'Msi prima ed in An poi.
 

La congiura contro l'accordo Alemanno-Storace
 

Questa ostilità al progetto dei due vecchi sodali, probabilimente spiega, (almeno a livello di gossip) il senso di quella riservatissima tavolata fra Giuliano Castellino ex popolo di Roma e oggi Movimento sociale europeo, Alfredo Jorio, anti abortista militante e leader del popolo della Vita (che le sue 10.000 e più preferenze riesce pur sempre ad alzarle), Dario Rossin attuale capogruppo capitolino de La Destra e Antonio Buonfiglio ex sottosegretario dalle facili peregrinazioni, alemanniano prima, uomo di fiducia di Renata Polverini poi e oggi, insieme agli altri citati intenzionato a far fallire l'accordo cameratesco fra Alemanno e Storace che alla destra estrema lascerebbe ben poco spazio.

In una campagna elettorale dove tutti vogliono le primarie e la sinistra cerca un suo candidato autorevole, l'azione di questi gruppi pro o contro Alemanno può avere il suo peso. Tempo fa si diceva che il Movimento di Sabbatani Schiuma, Jorio e l'imprenditore Meschi che si accredita oggi all'1,5% avrebbe presentato un candidato suo, anzi forse lo stesso Bonfiglio come caldeggerebbero Rossin e gli altri. Voci, ma se Storace non dovesse succhiare tutte le energie elettorali all'estrema destra, nella quale molti affermano di non riconoscersi, quei punti di percentuale potrebbero pesare molto al momento del ballottaggio. Sempre che il Movimento 5 Stelle non debba essere proprio lui ad andare al confronto finale con la sinistra come è avvenuto a Parma.

Giuliano Longo