Politici pronti alla corsa per le primarie

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Primarie che passione. Anche il sindaco Gianni Alemanno ne è un tenace sostenitore da tempi non sospetti, almeno sin da quando Berlusconi era saldamente in sella ed il Pdl e non era ancora precipitato nei sondaggi sotto le percentuali di voto del movimento 5 Stelle di Grillo.

Parliamo ovviamente del candidato a sindaco di Roma, poiché per le regionali la questione non è ancora chiara soprattutto dopo che ieri, a dispetto di Renata Polverini, l'onorevole Rampelli invocava a gran voce elezioni subito associandosi alla opposizione che occupava la sede della Giunta in via Cristoforo Colombo.
 

Pdl in cerca di identità punta su Alemanno e primarie
 

Ma se è vero, come dicono i ben informati, che Giorgia Meloni sta allestendo la sede del suo comitato elettorale alla Garbatella che le diede i natali politici, c'è da pensare che voglia confrontarsi con Augello, Giro e l'ex Forza Italia De Lillo in pole position per la poltrona che fu di Renata. In tal caso Alemanno avrebbe la candidatura in tasca visto che all'orizzonte non si vedono competitori credibili se non quel Fabrizio Santori affettuosamente definito er Renzi de noantri per la sua vocazione alla rottamazione e all'esilio di chiunque superi l'età pubere.
 

Santori fa il Renzi romano

E siccome Gianni dispone di uomini e mezzi, tanti mezzi, si organizza con grande sfarzo la sua lista personale, Rete Attiva per Roma, che sabato scorso ha celebrato i suoi fasti grazie alla sapiente regia del super segretario di fiducia Antonio Lucarelli. Quindi a gennaio gli elettori di destra andranno a votare per degli esponenti di liste civiche o semplici cani sciolti, in assenza di un partito che potrebbe nel frattempo sciogliersi o assumere un altro nome. In ogni caso Gianni va alla guerra delle primarie e ci va da solo, senza alcuna investitura dall'alto confidando nel popolo che per ora lo sta ammazzando nei sondaggi. Ma da qui alle elezioni c’è tempo.

Se Atene piange Sparta non ride, dove per Sparta si intende quel popolo della sinistra romana che dopo la scelta obbligata per la Regione di Nicola Zingaretti, si sente orfano e privato della certezza di una sicura vittoria alle comunali. Con la differenza che loro, il Pd e gli altri, le primarie le fanno sul serio, dai tempi di Prodi a questa parte.

Quelle romane si celebreranno il 20 gennaio quando bisognerà trovare il candidato di coalizione che dovrà contrastare un Alemanno più cattivo che mai e disposto a tutto per giocarsi la partita decisiva nella sua carriera politica. Alemanno le elezioni, anzi l'election day insieme alle regionali e alle politiche, le vorrebbe addirittura per la prossima primavera, sempre che non vengano anticipate e sempre che l'Aula Giulio Cesare, ormai snobbata da molti consiglieri di maggioranza, riesca ad approvare uno straccio di bilancio senza paralizzare una città già in ginocchio.

Succede tuttavia che tramontata l'autorevole ipotesi di Riccardi, esclusa per ora quella di Gasbarra, nel Pd è tutto un rincorrersi di voci e pronunciamenti. Da “Veltroni 2 la vendetta”, un rumor come l'ha definito la stampa, alla auto candidatura dell'eurodeputato Sassoli per arrivare al sottosegretario Barca, l'economista di Vendola che ancora deve sciogliere la riserva. Sta di fatto che ad oggi le candidature de Roma sono quella di due assessori provinciali, Patrizia Prestipino e Massimiliano Smeriglio di Sel, più l'ex ministro ai trasporti Bianchi per la sinistra sinistra e forse ancora quella di Sandro Medici presidente del decimo.
 

Prestipino presenta slogan per primarie: "Sarebbe bello sposare coppia omosessuale"
 

Così settimana scorsa dal gruppo capitolino del Pd spunta il nome del suo capo, quell'Umberto Marroni che tuttavia ci va cauto, attento a non urtare le decisioni del suo partito, il Pd. Certo di cose romane ed amministrazione il Marroni se ne intende, per di più è abbastanza giovane e competente per non venir rottamato da renzisti assatanati, ma pretendere che la segreteria cittadina del suo partito lo candidasse ufficialmente sarebbe stato un po’ troppo. Nessuno vuole pestare i piedi ai potenti del Pd che la candidatura la vogliono pilotare dall'alto, primarie o no. Tuttavia l'altra sera nella segreteria cittadina del Pd qualcosa di significativo è pure avvenuto. Un orientamento, un desiderio se vogliamo, ma chiaro: meglio se il candidato del Pd sia espressione della città. Quanto basta perché il Marroni entri in pista con tutti gli altri. Come andrà a finire tutta questa vicenda delle primarie a sinistra, nemmeno il Frate Indovino può saperlo, ma se dovessimo seguire i dettami del barone De Coubertin, quello che conta è partecipare. O meglio, far partecipare la gente che al momento di politica non ne vuol proprio sapere.

Giuliano Longo