«Crisi ancora feroce, nessun segnale di ripresa»

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Il lavoro che latita e, quando c’è, è precario e sottopagato. La crisi che morde e spesso divora imprese e famiglie. Le istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini, con un occhio di riguardo per i più deboli, e gettare benzina sul fuoco ormai quasi spento dello sviluppo e che, invece, nicchiano e fanno orecchie da mercante. Uno scenario sconfortante sul quale Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil Roma e Lazio, fa il punto con Cinque Giorni a 24 ore dalla grande manifestazione nazionale in programma per domani a piazza San Giovanni dalle 10.30 alle 17.30 al grido di “il lavoro prima di tutto”.

Quali sono i settori più colpiti dalla crisi e quelli che arrancano indipendentemente dalla recessione? Quali, invece, i comparti che trainano l’economia di Roma e del Lazio e che mostrano segnali di ripresa?

Non vorrei sembrare catastrofico, ma non c’é nessun settore né territorio risparmiato dalla crisi. Magari ci sono comparti e zone più colpite, ma non si salva nessuno. In pole position si colloca l’industria, seguita da edilizia, agricoltura, commercio e servizi. Ma non va dimenticata la scuola dove impera la precarietà e gli accorpamenti hanno arrecato forti disagi sia agli studenti che ai docenti. Sul fronte della cassa integrazione,  i territori compresi tra Roma e Frosinone coprono il 75% di tutta la regione, mentre Latina registra un incremento del 25% rispetto al 2011. Segnali di ripresa non si scorgono neanche con il binocolo.

Quali sono state negli ultimi anni le mancanze più gravi di governo ed enti locali? Cosa si poteva fare e, invece, non è stato fatto?

Sia l’esecutivo Berlusconi che il governo Monti hanno varato una serie di manovre che non hanno aiutato il Paese a uscire dalla crisi: politica del credito inesistente e zero finanziamenti pubblici a fronte di rigore e risanamento a colpi di tagli lineari. Per quanto riguarda le istituzioni locali, la Regione non ha fatto altro che blindarsi in via Cristoforo Colombo, sorda a tante richieste e sollecitazioni, ha gestito la crisi soltanto ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Adesso farebbe bene a pungolare il governo per ottenere più risorse, altrimenti circa 10mila persone resteranno senza cassa integrazione in deroga. E’ totalmente mancata una politica di sviluppo: se ci si chiede quali cantieri ha aperto la Polverini in due anni di amministrazione, si fa fatica a identificarne anche soltanto uno. Lo stesso discorso vale per il Comune di Roma incapace di approvare il bilancio e in grado solamente di tagliare risorse. L’unica porta che abbiamo trovato un po’ aperta è stata quella della Provincia che ci ha convocato per aprire una discussione sulla crisi. Si poteva e si può ancora fare di più. Per uscire dal tunnel della crisi bisogna tornare a parlare seriamente e concretamente di lavoro trovando i fondi per finanziarlo. Le risorse non possono essere reperite sempre dalle tasche di pensionati e lavoratori, ma tassando le grandi rendite, i grandi patrimoni e combattendo l’evasione fiscale. Il Lazio conta 15 miliardi l’anno di tasse non pagate: se si riuscisse a recuperare il 10-15% ogni anno, si ricaverebbero le risorse per rendere il fisco più equo e per investire. Poi c’è il capitolo scottante degli sprechi dovuti alla corruzione che ammontano a circa 7 miliardi.

Quand’è che Alemanno l’ha fatta davvero grossa?

Il suo errore più grande è stato tentare di privatizzare l’Acea. E ha sbagliato di brutto anche quando, contravvenendo a un accordo già stipulato con la precedente amministrazione, ha deciso di non assegnare più il sostegno al reddito delle famiglie. La colpa più grave di Alemanno è stata non avere l’orecchio a terra e non aver capito le molteplici caratteristiche di questa città che è un concentrato di cultura, servizi, turismo, industria e sociale.

Un nome per il post Alemanno in Campidoglio.

Nomi non ne faccio, mi auguro semplicemente che i partiti individuino persone oneste che abbiano a cuore la politica intesa come servizio ai cittadini.

Quali sono i provvedimenti più urgenti che la prossima amministrazione comunale dovrà adottare?

Se il bilancio verrà approvato così com’è, non servirà al rilancio della città perché si tratta di un documento che è contro Roma, un bilancio per alcuni e non per tutta la comunità. Noi avevamo chiesto modifiche sull’addizionale Irpef, un cronoprogramma sugli investimenti e la reintroduzione del sostegno al reddito delle famiglie, tutte richieste ignorate. Il Comune, e con lui tutte le istituzioni pubbliche, devono fare un passo avanti per rimettere in moto l’economia della città e restituire dignità al lavoro e ai lavoratori tornando a investire. Non dimentichiamo che il Lazio è la seconda regione italiana per numero di fallimenti.

Cosa risponde a chi accusa il sindacato di tutelare soltanto le posizioni già consolidate e di trascurare i giovani che si affacciano adesso sul mondo del lavoro?

Ormai accreditare il sindacato come un organismo puramente conservativo sembra essere diventato uno sport molto praticato. Noi non possiamo abbandonare le situazioni lavorative consolidate che vanno sempre salvaguardate, ma allo stesso tempo non lasciamo da soli i giovani. La nostra è un’azione a 360 gradi e lo dimostra la grande manifestazione che si svolgerà domani a Roma. Per i giovani serve rilanciare un piano del lavoro, ecco perché al prossimo governo chiederemo la revisione del mercato del lavoro e della riforma del sistema previdenziale.

Il 16 novembre i lavoratori del trasporto pubblico incroceranno di nuovo le braccia e sarà un’altra giornata nera per i romani che utilizzano bus e metro. Come si concilia il diritto allo sciopero con quello dei cittadini di muoversi in città senza mettersi al volante?

Noi preferiremmo di gran lunga non essere costretti a scioperare. Ma se lo facciamo, non è soltanto per difendere i posti di lavoro e chiedere il rinnovo del contratto. Qui è in ballo anche il diritto degli utenti a disporre di un servizio di trasporto pubblico efficiente e sicuro. In un certo senso, lo sciopero avviene ogni giorno quando la linea B della metropolitana si ferma o gli autobus non funzionano. Se potessimo aggredire i disservizi quotidiani, che derivano dalla mancanza di scelte organizzative, andremmo incontro alle esigenze dei cittadini e anche a quelle dei lavoratori.

Ester Trevisan