Indagato Panzironi: ennesimo colpo all’immagine del sindaco

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Franco Panzironi è ancora fra noi, sussurravano molti appena un mese, dopoo la nomina della Anelli al posto del milanese Cappello incappato nell’appaltone Colari ma ampiamente remunerato per il suo silenzio a venire. Si fregavano le mani con reciproche pacche sulle spalle i numerosi seguaci di Franco Panzironi in Ama, sicuramente quei 2700 iscritti alla Cisl esponenzialmente aumentati da quando l’ex dirigente di Unire (promozione razze equine) con Alemanno ministro alle politiche agricole (2001-2006) prese letteralmente in pugno l’azienda con i suoi 7000 dipendenti e 400 milioni di debiti. I debiti sono stati spalmati in 25 anni ed in compenso i dipendenti sono aumentati. Un luminoso esempio di risanamento aziendale.
 

Indagato l'ex ad dell'Ama Panzironi
 

Ma è a questo punto, e precisamente nel 2010, che cominciano i primi guai per il cassiere della “Nuova Italia” (fondazione del sindaco) che finisce per cadere dritto dritto nella inchiesta della parentopolimonnezzara”, dopo aver attirato l’attenzione del procuratore aggiunto Alberto Caperna, scomparso nei giorni scorsi, e del Pm Corrado Fasanelli, che allora avevano puntato i riflettori sulle centinaia di assunzioni in Ama del 2009.

Oggi, senza gran meraviglia in verità, si viene a sapere che l’ex Ad di Ama, ormai prossimo al rinvio a giudizio per quella vicenda, incappa in un’altra indagine della magistratura, questa volta per turbativa d’asta: un appalto, del valore di 14 milioni di euro, valido per 48 mesi. Secondo il pm Paolo Ielo, Panzironi avrebbe fatto in modo che ad aggiudicarsi l'appalto fosse un consorzio temporaneo d'impresa. Le ditte escluse dalla gara, che tra l'altro avevano presentato offerte più vantaggiose per Ama, presentarono denuncia alla procura di Roma segnalando le irregolarita.
 

Parentopoli, chiesto il rinvio a giudizio per Panzironi
 

Insieme con Panzironi sono quindi indagati gli imprenditori Piero Grassi, Fabrizio D'Antino e Luciano Nardi Schultze. Tutti e quattro rispondono dell'accusa di turbativa d'asta in concorso secondo l'articolo 353 del Codice penale. La gara è relativa all'appalto per il servizio di noleggio, lavaggio, manutenzione, fornitura, logistica e vestiario occorrente per il personale del gruppo. Esplode il “pret a porter gate” capitolino con tanto di perquisizioni delle fiamme gialle negli uffici e nelle case dei quattro indagati, nella sede della So.Ge.Si di Perugia, nella sede Alfredo Grassi spa a Varese, nella sede della Alsco Italia, all'Ati vincitrice della gara, all'Ama e a Roma Multiservizi.

Mentre si smorza il sorriso prematuro dei Panzironi boys incombe come un macigno la verità: Ama ormai è una società colpita al cuore dalle inchieste. Lasciamo perdere l’assunzione a chiamata diretta della Anelli da Italposte che peraltro stava per chiudere, ma sono i vertici di Ama colpiti per la parentopoli ed oggi il suo ex Ad: Luciano Cedrone ex capo del personale, Gianfranco Regard, capo dell’ufficio legale, Ivano Spadoni capo del settore pianificazione ed un paio di consulenti. Ne esce poi sputtanato l’antico sodalizio Alemanno/Panzironi, che insieme ad al senatore Augello, all’ex assessore alla cultura Croppi e dell’attuale ad di Eur spa Mancini “costruì” la vittoria di Alemanno nel 2008 anche con i soldi, tanti soldi.

Nessuno esprime giudizi su una indagine in corso e tanto meno sulla colpevolezza delle persone citate, non ancora in fase processuale, ma almeno ci si risparmi la bolsa retorica moraleggiante di un sindaco che ieri proclamava: «La crisi che ci sta investendo è prima di tutto antropologica e, nel caso della politica, morale. Per questo, serve un nuovo Umanesimo e una pratica religiosa che non diventi abitudine nè chiuso moralismo». Ma va là, approva il bilancio e dimettiti.

Giuliano Longo