Regionali, Renata prende tempo e passa la palla al Consiglio

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Al voto per le regionali si, ma quando? Per Renata Polverini, prima di firmare il decreto che ci porterebbe alle urne, è necessario ridurre i consiglieri dagli attuali 70 a 50 come impone la legge 14 settembre 2011, n. 148, sulla cui legittimità si è recentemente espressa la Corte Costituzionale con sentenza del 20 luglio 2012. Infatti la norma prevede tale riduzione per quelle regioni che, come il Lazio, hanno una popolazione inferiore a 6 milioni di abitanti.

Così la presidente non perde tempo: prende carta e penna e scrive al presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese e conferma che tale disposizione è stata ora rafforzata dall'art. 2 del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174. Quello che prevede anche la chiamata alle urne entro i 90 giorni dalle dimissioni dei presidenti e condiziona anche l'erogazione dei trasferimenti statali verso le regioni all'attuazione di diverse misure di contenimento della spesa tra cui la riduzione del numero dei consiglieri regionali, appunto.

Proprio qui starebbe l'irrisolvibile contraddizione fra il termine dei 90 giorni per indicare la data delle elezioni e la riduzione del numero dei consiglieri previste dallo stesso decreto. La lettera al presidente Abruzzese accenna ad eventuali contenziosi che potrebbero «portare alla paralisi degli organi di questa Regione». Detto ciò lo invita «a voler adottare ogni utile iniziativa diretta a verificare presso i Gruppi consiliari l'esistenza di una condivisa volontà finalizzata ad approvare, in tempi sostenibili, gli opportuni interventi normativi derivanti dalle sopra richiamate disposizioni».

Che anche per l'occhio meno esperto rappresenta un modo per girare la palla ed allungare i tempi. Poiché la "condivisa volontà" significa convocare un’assemblea, quella del consiglio regionale, ormai delegittimata perchè voti la riduzione dei consiglieri in tempi sicuramente nè certi nè rapidi. Ovviamente il primo a fiutare la trappola è stato il capogruppo del pd alla Pisana Esterino Montino che la vede in tutt’altro modo dalla presidente dimissionaria, soprattutto dopo le eclatanti proteste dell'opposizione culminate anche con la occupazione degli uffici della Giunta in via Cristoforo Colombo.
 

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«Oggi la Presidente Polverini – scrive Montino – a ormai a 20 giorni dalle sue dimissioni, si accorge che ha degli adempimenti da compiere. Ancora una volta indica un percorso a sproposito, teso a paralizzare, a mantenere e a difendere le sue prerogative a scapito di una buona amministrazione». E aggiunge: «Siamo convinti che non ci sia bisogno di alcuna riunione di consiglio regionale » perché sarebbe solo un tentativo di perdere tempo. Infatti un consiglio regionale sciolto e in carica solo per far fronte ad eventi eccezionali non ha la legittimità né la serenità di giudizio per procedere a cambiamenti della legge elettorale, del numero dei consiglieri, a definire nuovi ambiti territoriali. Volerlo fare ora – prosegue Montino – è solo un tentativo disperato di prendere altro tempo. Si poteva fare tutto, come in Lombardia, prima dello scioglimento del Consiglio; ora è troppo tardi».
 

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A suo avviso è infatti sufficiente, dopo aver concertato con i ministri competenti il numero dei consiglieri regionali da eleggere, procedere nel seguente modo: «Decreto di indizione al voto con data fissata entro il mese di dicembre che contenga anche l’eventuale riparto dei seggi elettorali nei diversi territori provinciali del Lazio in base all’ultimo decreto legislativo già in attuazione».

Ma ci vuole una volontà politica che la presidente non ha, tanto i ricorsi sono comunque prevedibili, ma allora sarà compito della magistratura amministrativa giudicare. Nel frattempo il Lazio potrà uscire dal pantano.

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