Tanti giovani e famiglie attorno a San Patrizio

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«Non vorrei sembrare esagerato, ma qui c'è più movimento della stazione Termini!». E’ con il sorriso e una battuta che Don Fabio Fasciani inizia a descrivere il grande "giro" di giovani e famiglie che ogni giorno popolano la sua parrocchia, San Patrizio a Colle Prenestino.

«E’ la solita storia di tanti quartieri di Roma, la parrocchia rappresenta l’unico centro aggregativo della zona – ci dice- ed è per questo che da 37 anni abbiamo aperto le nostre porte al quartiere cercando di creare un collegamento trasversale tra le due uniche realtà che compongono la zona: la scuola e il centro anziani». Si respira un’aria giovane, dinamica dentro i locali parrocchiali. Non c’è solo il catechismo, ma attività sportive, aggregative e ludiche. A San Patrizio c’è un parroco con una marcia in più, che anche quando la scuola è chiusa si preoccupa dei suoi ragazzi.

Parrocchie 2.0, il richiamo della fede

«Abbiamo organizzato con alcuni insegnanti dei corsi pomeridiani di recupero, che svolgiamo qui nelle nostre sale parrocchiali, per aiutare i ragazzi con grosse lacune in matematica, inglese, ma soprattutto in italiano». «Accogliamo ragazzi di ogni età, differenti religione, provenienti anche da altri quartieri: l’importante è fornire a questi giovani gli strumenti necessari per costruire il loro futuro. Per far questo abbiamo raccolto un gran numero di libri scolastici che mettiamo a disposizione in quello che si può definire una specie di “noleggio gratuito”».

«A mio avviso il problema sostanziale che riscontro nella realtà odierna è la mancanza di prospettive che vedo ogni giorno impressa negli occhi dei miei ragazzi. Ed è così che quotidianamente mi adopero per toglierli dalla strada e impegnarli in delle iniziative concrete». Le attività della parrocchia sono infinite: la distribuzione di viveri, l’attività teatrale, ma in particolare, Don Fabio va fiero del giornale che i giovani “giornalisti” della parrocchia pubblicano ogni mese per raccontare le problematiche e i disagi del quartiere. «Vogliono che ci scriva una sorta di editoriale anch’io, ma io non sono un professionista, ci provo, ma preferisco lasciarli liberi, forse anche troppo, di scegliere le tematiche che preferiscono».

Il lavoro di Don Fasciani non si ferma ai soli ragazzi, infatti, ci racconta «abbiamo cercato di creare un dialogo diretto con le famiglie e di ascoltare le loro necessità. Giusto tre mesi fa abbiamo organizzato una raccolta fondi per un giovane papà venuto a mancare». In un quartiere dove la diffusione delle droghe e dello spaccio tra i giovani è una criticità concreta, la parrocchia rappresenta un ulteriore controllo sui ragazzi: «Proprio qui vicino alla nostra sede vi è un campetto non molto ben frequentato. Noi non vogliamo sostituirci ai carabinieri, ma non posso negare che vigiliamo costantemente sui movimenti dei nostri ragazzi. E’ difficile, comunque gestire queste situazioni, poiché spesso le famiglie vogliono far finta di nulla e ci rispondono frasi come: “una cannetta? e che sarà mai…”»

Giuseppe Pallotta