Nessuna nuova sugli stipendi: l’Idi resta occupato

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Ai primi di luglio di quest'anno la polizia giudiziaria entrò in Vaticano per una perquisizione. Dopo qualche querelle sulla territorialità le fiamme gialle iniziarono la contabilità dell'Istituto dermatologico dell'immacolata (Idi) e dell'ospedale San Carlo di Nancy, il polo sanitario della congregazione dei figli dell'Immacolata Concezione. Una inchiesta che scoperchiò un buco da oltre 800 milioni di euro.

L'istituto, affidato alle “sapienti” mani di frate Franco Decaminada, allontanato ed indagato per una situazione che sfiora la bancarotta, oggi è commissariato dal prefetto Vincenzo Boncoraglio che ha il compito di chiarire tutti gli aspetti contabili e gestionali della vicenda per salvare il salvabile, in primo luogo quel personale che nei decenni ha dato prova di alta specializzazione.

Non è dato sapere a che punto stia la fase conoscitiva alla quale il prefetto sta lavorando, per di più anche sotto i riflettori della Procura, anche se solo il delineare un quadro più preciso sulle condizioni finanziarie dell'Istiuto cozzerebbe contro una assoluta confusione ed opacità dei numeri. Sono certe invece le continue manifestazioni dei dipendenti in ritardo nel pagamento degli stipendi, che da due giorni occupano l'ospedale. «Resteremo qui finchè non ci pagano – ha spiegato venerdì Massimiliano Rizzuto, rappresentante della Cgil – Le prestazioni sono al minimo, o ci pagano o ci fanno vedere il piano di ristrutturazione aziendale che hanno portato al tribunale fallimentare».

Il consigliere del Pdl Alessandro Vannini faceva sapere ieri di aver incontrato il commissario dell'Idi Boncoraglio per chiedere un incontro con il personale e le parti sindacali affinchè vengano mostrati con chiarezza i punti fondamentali del piano. «Il grido d'allarme dei 1500 lavoratori non può restare inascoltato – ha detto Vannini – da mesi ormai la struttura sanitaria vive in una grave emergenza… mentre gli animi sono ormai esasperati e le risorse per portare avanti le attività assistenziali sono ridotte al lumicino».

“Castità, obbedienza, povertà”, recitava il regolamento di fratel Decaminada. Per i lavoratori di povertà ce n’è in vista quanto basta mentre come riportò la stampa, il frate tre anni fa s’è comprato una villa di 18 stanze in Toscana circondata da 23 mila metri quadrati di terreno e prati. Peccato veniale, si potrebbe dire. Il fatto è che mentre i lavori di ristrutturazione del villone sono quasi finiti, la Congregazione è in crisi e registrava appena qualche mese fa un buco di bilancio, stimato, dalle stesse fonti vaticane, tra i 300 e i 400 milioni di euro. Non bastasse l'esperienza del San Raffaele a Milano, l’Idi è un’altro esempio di come gli enti religiosi navighino talora nel mondo della finanza, più come fondi finanziari che come enti no profit.

gl

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