Fiorito resta in carcere: «Usò quei soldi come suoi»

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Fiorito ha già ampiamente dimostrato la sua propensione a ostacolare la genuina acquisizione della prova: basti pensare al rinvenimento nel tritacarte e nella pattumiera della sua abitazione di frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl, al rinvenimento di documentazione dei correi Boschi e Galassi, alle false dichiarazioni rese». Così il tribunale del Riesame nelle motivazioni del provvedimento con cui ha stabilito che l'ex capogruppo alla Pisana Franco Fiorito non deve tornare in libertà e che, anzi, l'unico provvedimento “idoneo” nei suoi confronti è il carcere.

Per i giudici, inoltre, «appare “goffo” il tentativo di Fiorito di inquadrare la sua vicenda in un contesto di scontro che ha attraversato il Gruppo consiliare del Pdl e che avrebbe riguardato principalmente Fiorito da una parte e il consigliere Francesco Battistoni dall'altra». Quindi la qualificazione peculato “appare corretta”.
 

Fiorito, sequestrati conti, auto e casa
 

«L'indagato – scrivono i giudici – approfittando della propria alta funzione si è comportato uti dominus nei confronti di denaro cui aveva il possesso in ragione del suo ufficio, impiegandolo, dopo averlo sottratto con diversi strumenti operativi, per la soddisfazione di spese personali, spesso di natura voluttuaria». Per questo «la responsabilità di Fiorito appare ancora più grave se si tiene conto del fatto che egli, come capogruppo, aveva il dovere di vigilare sulla veridicità, congruità e utilità pubblica delle spese sostenute dagli altri consiglieri e non di liquidarle senza alcun controllo».

Respinta quindi la tesi dei legali di Fiorito, secondo i quali il reato eventualmente da contestare è quello di appropriazione indebita. I soldi ricevuti dal consiglio come capogruppo, infatti, «non possono essere ritenuti e gestiti come voce stipendiale per i quali non è previsto alcun tipo di rendiconto, ma devono avere necessariamente una destinazione pubblica. Tanto è vero che la legge regionale prevede un preciso obbligo di rendiconto e soprattutto l’automatica sospensione laddove i presidenti dei gruppi consiliari non inviino al comitato regionale di controllo contabile una relazione dettagliata sull'impiego dei fondi erogati».