Il governo “consiglia” di votare Ma Polverini punta su fine gennaio

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Sulla vicenda delle elezioni regionali del Lazio il Governo ha esercitato ieri tutto il peso della sua moral suasion indicando i 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio per fissarne la data, sostenendo così la tesi delle sinistre, e non solo, che sostengono la possibilità di andare a votare già domenica 16 e lunedì 17 dicembre. Eppure ancora ieri Renata Polverini lasciava trapelare alle agenzie di stampa che le elezioni potrebbero svolgersi alla fine di gennaio o al massimo ai primi di febbraio, quasi due mesi dopo la data “suggerita” dal consiglio dei Ministri.

Già qualcosa rispetto all'ipotesi di un elction day ventilata anche da Gianni Alemanno per l'accorpamento di politiche, regionali e comunali di Roma agli inizi di aprile. Che su questa data la presidente sia ormai arroccata lo dimostrano anche le recenti dichiarazioni del suo vice Luciano Ciocchetti che l’altro giorno prevedeva la scadenza elettorale al 10 o al 17 febbraio.

Fuori da ogni considerazione giuridico/istituzionale sulla riduzione nel frattempo dei consiglieri da 70 a 50 (impossibile da deliberare per un Consiglio ormai delegittimato e senza un accordo politico condiviso) o il rischio di ricorsi che ormai accompagnano numerosi ogni competizione elettorale in questo Paese, risulta evidente che il tandem Polverini/Ciocchetti abbia una precisa strategia probabilmente concordata con Gianni Alemanno che proprio ieri inondava le redazioni di dichiarazioni sulle primarie nazionali del Pdl che si svolgeranno il 16 dicembre, garantendo il suo supporto condizionato ad Angelino Alfano. Ma soprattutto schermendosi sul sondaggio fra i lettori di Panorama del quale abbiamo scritto ieri e che lo vedeva superare Alfano nel consenso del popolo di destra. Ai microfoni di “Radio Radio” ha detto di «essere incoraggiato» ma che l'unica cosa che gli interessa è fare il sindaco di Roma.

Aggiungendo poi qualcosa che chiarisce meglio la sua strategia delle alleanze quando prefigura un centrodestra che preveda un’alleanza per tutti coloro che sono alternativi alla sinistra, compresi Fini, Casini e anche la Lega (sic). Schema di gioco che a Roma prevede un’apertura al centro con l’Udc di Ciocchetti. Senza essere facili profeti è evidente che questo schema di gioco risulta vecchio e logoro, riecheggiando i bei tempi andati del Governo Berlusconi sino al 2006, quando Gianni era ministro alle politiche agricole, ma soprattutto inadeguato rispetto ad alcuni fattori che cambieranno il prodotto finale, e come!≤ Se oggi i sondaggi danno nella migliore delle ipotesi un consenso al sindaco attorno a meno del 30%, il Pdl si assesta a malapena nella Capitale poco sotto il 20%, una percentuale che coincide grosso modo con quella dei cittadini che non andranno a votare. Poi c’è un 30% di indecisi che faranno la partita e soprattutto una percentuale di grillini che potrebbe anche raggiungere il 20% ed una sinistra sicuramente maggioritaria, ma non in assoluto.

E' chiaro quindi che il corteggiamento del sindaco a quello che fu l’abortito Terzo Polo con Casini e Fini (rientrato a sinistra Rutelli)può essere determinante, almeno nelle strategie del sindaco, al ballottaggio anche se l’Udc o “Lista per L'italia” che sia, non dovrebbe superare a Roma il 7%. Sin qui sotto il profilo delle previsioni statistiche che lasciano il tempo che trovano, ma testimoniano un trend che dura ormai da oltre un anno. Ma vi è anche una questione politica che il sindaco non dovrebbe sottovalutare: la formazione del polo cattolico moderato per Monti, dei Riccardi e dei Montezemolo che non intende farsi avviluppare nelle manovre di Casini che ben volentieri erediterebbe un elettorato di destra ormai de-berlusconizzato. Un polo che rappresenta molto di più di quel 3-4% di voti cattolici effettivamente controllabili dalle gerarchie e dall’associazionismo. Un mondo verso il quale Alemanno ha perso di credibilità. Le uniche certezze che hanno ringalluzzito il sindaco in queste settimane riguardano paradossalmente lo squagliamento del Pdl, ma soprattutto l'impegno elettorale di Nicola Zingaretti per la Regione. Un po’ pochino, ma un pochino che potrebbe diventare un nulla se anche la sinistra uscirà dalle ambasce delle affollate primarie con un candidato certo e credibile. 

Giuliano Longo