Alemanno alle grandi manovre ma senza una strategia politica

0
25

Questa volta lo tsunami parte dalla Sicilia e mentre il Pd trova rifugio dietro le fragili baracche delle primarie che premiano Renzi anche se dovesse perdere, a Roma l'assessore provinciale di Sel Smeriglio invoca in una intervista a Repubblica una candidatura del Pd, se non una almeno due, ma non di più altrimenti lui si ritira perché non vuole competere con un nugolo di candidati. Insomma si continua a ballare a suon di musica sul Titanic dove l'iceberg Grillo ha aperto una grossa falla nel fianco.

Fra i ballerini più brilli e prossimi ad annegare, vi sono gli esponenti della destra laziale e capitolina che, mentre Berlusconi annuncia di abbandonare l'Europa a se stessa forse per migrare in Russia dall'amico Putin, ancora nei giorni scorsi discutevano di primarie, di alleanze con l'Udc, di moderati, e amenità varie mentre si delinea la prospettiva del voto a gennaio almeno per la Regione e forse anche per il Comune e le politiche. Tutti debitamente divisi e inquadrati fra augelliani, rampelliani, alemanniani, ex forza italioti ecc, ma pronti a saltare sulle scialuppe del “si salvi chi può”.

Il fatto più divertente è che mentre affluivano i dati sul voto siciliano, il voto di quei pochi che hanno votato, Gianni Alemanno rilasciava una esilarante intervista tweet (che fa molto fino e trendy) al direttore dell’agenzia Omniroma. In questa affermava di aver salvato Roma dal fallimento, mentre sembra si stia arrabattando per ottenere una proroga di altri 20 giorni, pena commissariamento, per l’approvazione del bilancio di previsione del Comune del quale gli assessorati si sono già mangiati gli 11 dodicesimi. Ma inconsapevole della palese contraddizione si consolava con l'aglietto di una “grande manifestazione” di popolo l’11 novembre, forse per celebrare la vittoria siciliana. Ma in attesa delle masse, Alemanno, che dice di non volersi candidare in Parlamento ma di voler continuare a fare il sindaco continua a virare al centro rischiando di sbattere oggi contro il nulla dopo le esternazioni del “Berlusconi furioso”.

Non lo salveranno certo i sotterranei accordi con Luciano Ciocchetti che è parte dell’Udc, gli appelli ad una fantasmatica società civile, le Reti Attive buone al massimo per fare un “listino” di favoriti, gli sfilacciati rapporti con il modo cattolico curati da un De Palo ininfluente, la cessione di pezzi del potere romano un po’ ai rampelliani, un po’ agli augelliani, nè gli basteranno i soldi dei quali pure dispone per la battaglia finale. Tutto questo spiegamento di forze o pseudo tali non gli basterà perché gli manca la strategia, la linea politica, l'idea forza, una volta demistificati i suoi proclami ormai simili a balbettii. In queste settimane il sindaco ha dato fuoco confusamente a tutte le sue polveri fra interviste, articoli, dichiarazioni tutte rivolte al centro. Tanto più che i sondaggi condotti fra quelli che andranno a votare, parlano della possibilità non tanto remota anche a Roma di un ballottaggio Sinistra/Cinque Stelle.

Twitteggiando, Gianni fa capire di aver messo in fuga Nicola Zingaretti ma finge di ignorare i sondaggi che danno il Presidente della Provincia al 58% nel Lazio e che vedono lui sotto il 25 a Roma. Non gli resterebbe che “buttare il cuore oltre l'ostacolo” e lanciare una sua lista di destra che vada a raccattare anche i voti dei cosiddetti “moderati”, oscuro oggetto del desiderio senza che si sappia bene chi e cosa siano, dove stiano, ma soprattutto quanti voti portino. Ne avrà il coraggio il sindaco che ha salvato Roma (dice lui) dal fallimento, ma l’ha gettata nel baratro delle parentopoli, dell’inefficienza, dei consiglieri indagati o rinviati a giudizio, dell’Ama ricettacolo d'ogni clientela, di Atac sull'orlo del fallimento dopo 4 cambi filati di amministratori, di Acea dalle quote invendute, dei tagli del sociale, ecc. ecc. ecc.? Difficile, perché Alemanno è nel sistema della seconda Repubblica, ne è uno dei frutti più maturi. Così la sua rivoluzione populista e reazionaria si è fermata ai saluti romani sulla scalinata del Campidoglio e niente più.

Giuliano Longo
 

Forse potrebbe interessarti anche: Berlusconi scende in campo, Alemanno che farà?