Storace punta alla Regione

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L'ha anticipato sul suo Giornale d'Italia on line e nel pomeriggio di ieri l'ha fatto. Francesco Storace lascia il suo scranno di consigliere al Campidoglio molto probabilmente per candidarsi alla presidenza della Regione Lazio.

Così, per pochi mesi, cede la sua poltrona a Fabio Sabbatani Schiuma che fu vice presidente del Consiglio Comunale ai tempi di Veltroni.

Liberato finalmente e assolto con formula piena dal peso di un procedimento giudiziario che lo vedeva coinvolto per l'accesso abusivo al sistema informatico del Comune proprio sul finire della campagna elettorale del 2005 che vide la vittoria di Marrazzo e la presentazione della lista della Mussolini, Francesco rivuole oggi il suo posto al sole per incrociare la spada con il favorito Nicola Zingaretti.

Le ipotesi a questo punto, ma soprattutto le voci di un suo rientro alla grande, si incrociano con le sorti di Alemanno che così si toglie dai piedi un eventuale candidato scomodo alle prossime comunali.

Storace la sua candidatura l'aveva preannunciata mesi fa suscitando un certo scompiglio a destra e forse anche qualche preoccupazione del sindaco oggi tutto proteso ad imbastire le sue strategie al centro. Ma c'è di più perché nell'attuale marasma del Pdl che cerca la sua catarsi con improbabili primarie, Storace, che del Pdl non è, si candida, punto e basta. Un pò come fece la Bonino che, nel 2005, dopo le dimissioni di Marrazzo e l'interregno per circa sei mesi di Montino, spiazzò il Pd autocandidandosi e costringendo questo partito ad una scelta quasi obbligata sul suo nome, fra le resistenze degli ex democristiani, poi popolari e infine margheritini che non gradivano la candidatura della laicissima ed antiabortista vice presidente del Senato.

Che la mossa di Francesco possa essere stata concordata con Gianni, per lunghi anni suo sodale nella Destra Sociale di An, non è da escludere. In fondo, a questo mondo, tutti parlano con tutti. Tanto più se le affinità elettive non mancano.

C'è poi la possibilità che i vari Augello, Giorgia Meloni in conto Rampelli, Giro e Piso che avevano annunciato la loro candidatura al sommo scranno di via Cristoforo Colombo, non abbiano alcuna intenzione di farsi bastonare (elettoralmente parlando) da Nicola Zingaretti, magari con il rischio di giocarsi uno dei pochi seggi in parlamento del Pdl, che rimarranno dopo la conta delle prossime elezioni politiche. E poi, a Storace, la verve del combattente e i numeri per condurre una campagna elettorale non mancano certo.

E allora? Allora potrebbe diventare il candidato unico della destra creando tuttavia un vulnus con i moderati (per ora solo l'Udc, gli altri non si sa ancora chi siano) che dopo l'esito elettorale siciliano ed il relativo successo ottenuto alleandosi con il Pd sul nome di Crocetta, starebbero seriamente rivedendo le loro strategie anche per il Campidoglio.

Giochi fatti quindi? Forse. Per ora solo ipotesi. Di certo c'è che Sabbatani Schiuma, ancora molto legato a Daniela Santanchè e da poco alla testa di Energia Plurale, un movimento di Destra, insieme all'integralista cattolico ed antiabortista Jorio, qualche grattacapo al sindaco potrebbe darglielo. A destra ovviamente, anzi, all'estrema destra, se è vero che CasaPound, Forza Nuova, Fiamma Tricolore e camerati vari vorrebbero sostenere propri candidati alle comunali.

Insomma un certo pacchetto di voti, forse il 2%, sui quali il sindaco potrebbe contare solo al ballottaggio. Se a questi si aggiungesse un candidato de La Destra ci si troverebbe di fronte ad un 6% di consensi che potrebbero indurre Gianni Alemanno a scendere a patti e addio alla sua svolta moderata. Un'area di destra antisistema, antieuropeista che vorrebbe in qualche modo gareggiare con i grillino che ormai a Roma viaggiano oltre il 15%.

L'abbiamo già detto e ripetuto: “nessun dorma” tranquillo perché la differenza la faranno le astensioni dal voto e, soprattutto, il ballottaggio, con un esito che nemmeno scienziati della rilevazione quali Manhimer e Diamanti possono ad oggi prevedere.  

Giuliano Longo

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