Edilizia: chiudono 50 imprese al mese

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Ogni giorno a Roma quattordici operai edili perdono il posto di lavoro e cinquanta imprese ogni mese chiudono per la crisi. Negli ultimi due anni milleduecento imprese hanno cessato l’attività e diecimila maestranze non hanno più un lavoro. Ormai fino a poco tempo fa per imprenditori e lavoratori vi era preoccupazione ora prevale un altro sentimento: la paura.

Per il segretario generale della Filca Cisl di Roma e Provincia, Andrea Cuccello «è evidente che il settore è paralizzato ed è quanto mai urgente accelerare i tempi per aiutare l’edilizia romana. Se non si provvede ad approvare il Bilancio Comunale sono a rischio cantieri per ottantacinque milioni di euro e si potrebbero fermare opere importanti già avviate: il prolungamento della linea B1 della metropolitana, il prolungamento della linea B da Rebibbia a Casal Monastero,i cantieri della metro C, il ponte della Scafa, il sottopasso di Malafede, via Cristoforo Colombo, la rete fognaria di via Tiburtina, l’ampliamento di via Boccea, la realizzazione di via Prenestina bis, il corridoio della mobilità Anagnina- Tor Vergata ,il parco urbano di Monte Ciocci, per non parlare di tutti gli interventi nei municipi, fondamentali per la cittadinanza con manutenzione straordinarie di strade e di edifici scolastici (con tante opere superiori ai 300 milioni di euro)».

Nei mesi scorsi presso la sede della Camera di Commercio era stato istituito un tavolo congiunto con Comune, Provincia e Regione intorno al quale sedevano sindacati ed imprese. «Poi il terremoto politico ha bloccato tutto – spiega Cuccello – lasciando senza risposta l’allarme congiunto di imprese ed operai. Sono ferme tutte le opere pubbliche, la situazione è pericolosa,sia per il rischio delle infiltrazioni malavitose sia perché stanno saltando tutte le tutele contrattuali ed il lavoro nero». Per Cuccello non bisogna perdere altro tempo perché l’edilizia romana è agonizzante e bisogna salvarla al più presto: negli ultimi dati presentati dall’Associazione dei Costruttori Romani, nell’assemblea annuale, emerge che sono diminuite di tredici milioni le ore lavorate dal 2007, che il ricorso alla cassa integrazione guadagni è aumentato in cinque anni da un milione trecentoquindicimila ore a quattro milioni di ore, con un incremento del 300%.

«I rimedi ci sarebbero: un piano comunale per i piccoli interventi come la manutenzione stradale o il monitoraggio dei palazzi storici e dei monumenti per assicurare il loro stato di conservazione. Il problema – prosegue Cuccello – è che le imprese continuano a non essere pagate dagli enti pubblici, si espongono con le banche, l’indebitamento diventa sempre più pesante e le aziende continuano a fallire. Noi come Filca Cisl di Roma e Provincia continuiamo a chiedere che non si perda altro tempo. L’edilizia sta morendo e sempre più operai licenziati rischiano di lavorare al nero e di finire ostaggio dei caporali di giornata tra l’indifferenza delle istituzioni che continuano a non prendere provvedimenti facendo precipitare la situazione,aumentare la disoccupazione e fallire le imprese. Per ogni minuto perso altri operai perderanno il posto ed altre aziende chiuderanno. Ma i politici lo capiscono o no che il prossimo 2 novembre si celebrerà la morte dell’edilizia romana?».

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