Gli enti locali non pagano: «A rischio 15mila imprese»

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La crisi morde di più quando a non pagare è lo Stato, ovverosia gli enti locali. Un ritardo ormai, eccessivo e fuori dalle regole, tristemente consueto nella vita delle imprese del Lazio e purtroppo quasi “congenito” nella natura delle amministrazioni locali. La denuncia che però si va levando da più parti in questi giorni dimostra l'eccezionale livello di sofferenza sopportato dalle aziende, che continuano a chiudere sul nostro territorio.

«Da mesi denunciamo l'enorme debito degli enti locali del Lazio nei confronti delle piccole imprese del territorio – ha denunciato ieri la Confederazione nazionale degli artigiani – Siamo contenti di sapere che il nostro grido d'allarme sia stato portato all'attenzione del Governo. Le imprese direttamente coinvolte sono circa 15.000. Ma quelle che rischiano il default per via dei mancati pagamenti sono almeno altrettante e per lo più di piccole e medie dimensioni: quelle del subappalto e della subfornitura. Quasi tutte aspettano di sapere il destino dei loro crediti per sapere se chiudere o sopravvivere. Visto che l'ammontare medio del credito è di 660mila euro. A questo dobbiamo aggiungere tutte le risorse che la Regione deve erogare alle imprese aggiudicatarie dei bandi. Nel solo artigianato le imprese vantano risorse per 10 milioni relativamente agli anni 2008 e 2009» ha detto Anna Rizzo, presidente di Cna Industria.

A Roma in particolare la situazione è complicata da una doppia difficoltà: la lentezza dell’Amministrazione e la situazione di stallo dell'aula Giulio Cesare. Ha spiegato così il momento il capogruppo Pd Umberto Marroni: «L’Italia detiene la “maglia nera” in Europa per quel che riguarda il ritardo dei pagamenti della Pubblica Amministrazione e Roma è ben sopra la media nazionale pari a circa 180 giorni. I tempi di insolvenza con l’amministrazione Alemanno hanno segnato e segnano dati negativi ed inoltre in questi mesi si sono drammaticamente allungati per colpa di un bilancio portato in discussione in Assemblea Capitolina con oltre dieci mesi di ritardo.

Alla luce di ciò appare positivo il decreto legge approvato dal governo Monti che fissa il limite per il pagamento a trenta giorni e positiva è inoltre l'interrogazione a firma del segretario del PD Lazio Enrico Gasbarra e del deputato Marco Causi per chiedere lo sblocco dei crediti della regione e del Comune verso le imprese. È necessario infatti dare risposte concrete al tessuto economico e sociale del nostro paese e della nostra città puntando a rendere efficiente la macchina amministrativa, evitando così di pesare sulle imprese, e favorendo lo sviluppo di strumenti di agevolazione per l'accesso ai finanziamenti come i confidi. Roma ha bisogno di risposte concrete per uscire dalla crisi e rimettere in moto lo sviluppo. In quest’ottica il 7 novembre presenteremo alcune basi programmatiche per il futuro di Roma».

Una prospettiva positiva, che non può bastare però a rasserenare del tutto chi fa impresa, dà lavoro e sfida la crisi ogni giorno.

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