Renata, l’arte di prendere tempo e continuare a governare

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Renata Polverini si è ricoverata al Sant’Andrea per pochi giorni, si presume per controlli dopo la degenza ben più lunga di alcuni mesi fa. Le condizioni di salute della Presidente dimissionaria non destano preoccupazione a quanto pare, ciò che invece ne desta e pure molta, è la sua non-decisione, perché sola a lei spetta, sulla data delle prossime elezioni regionali.

L'opposizione, dal Pd a Sel, sostenuta dai frequenti e decisi interventi di Nicola Zingaretti, candidato favorito dai sondaggi, si agita da quell’ormai lontano lunedì 24 settembre, quando Renata si presentò alla Pisana con le dimissioni e tappezzando il giorno dopo Roma con manifesti nei quali baldanzosamente affermava: “Questi li mando a casa io”, riferendosi ai consiglieri regionali rei di averle fatto fare una figuraccia con i rimborsi dei vari gruppi rivelati dallo scandalo Fiorito. Ma se il suo intento era quello di mandare a casa tutti evidentemente non pensava a se stessa e a quei pochi assessori reduci dopo la sua feroce “pulizia correntizia”.

E’iniziato così il balletto prima procedurale sul numero dei consiglieri da ridursi o meno da 70 a 50, poi istituzionale con l’invenzione di un intervento decisorio dell’Assemblea Regionale ormai completamente esautorata. Tanto che molti hanno avvertito in tale puntiglioso comportamento non solo il timore di successivi ricorsi, in sé buono e giusto, ma un netto sentore di ostruzionismo all’ipotesi di un voto immediato.

Con questa tattica la Presidente dimissionaria ha svicolato intanto i 90 giorni entro i quali poteva fissare la data a metà dicembre, come previsto dal recente decreto governativo. Poi è parso che si adattasse all’indicazione della ministra dell’Interno Cancellieri del 27 gennaio per unificare il voto di Lazio, Lombardia e il Molise. Un atto puro e semplice di moral suasion della Cancellieri che non ha avuto alcun effetto pratico sulle decisioni della signora Polverini, che nel frattempo, con la sua giunta pro tempore, manifesta un inusitato attivismo nel varare misure, nomine e sistemazioni.

In questo tardivo, frenetico lavorìo si evidenziano due obiettivi. Il primo riguarda la sistemazione di partite aperte che non si vogliono lasciare a chi verrà dopo. Vi è poi l’aspetto politico e anche personale della Presidente dimissionaria, che con un Pdl alla frutta non vede per sè un luminoso futuro. Renata non è interessata alle sorti del suo partito che tenta di riscattarsi con improbabili primarie ancora alla ricerca di altrettanto improbabili candidati, non ultima la dott.ssa Matone, magistrato abbastanza noto ma ben lontana dalla politica.

Fallito il tentativo del suo vice Luciano Ciocchetti di spostare l’asse del suo partito a destra almeno nel Lazio, dopo l’esito del voto siciliano e l’apertura di Casini a Bersani, Renata vede sfumare anche la possibilità di convergere al centro o comunque di trovarvi uno spazio adeguato. A lei, così ambiziosa, aggressiva e verace manca una prospettiva personale, una via di uscita onorevole se non gloriosa. Tanto vale occupare il più a ungo possibile gli uffici della Giunta e intanto “fare cose e vedere gente” mentre l’opposizione scalpita e protesta occupando per non più di una notte gli uffici della Cristoforo Colombo.

Eppure non si può tenere inchiodata una amministrazione per mesi con la stessa presidente e parte degli stessi assessori, tutti esautorati ma ancora in grado di gestire il potere e soprattutto ingenti risorse finanziarie. Nasce il sospetto di una pervicacia strumentale ed interessata che erige un muro di gomma imbottito di ferro contro il quale si fracassa il cranio chi vuole subito le elezioni, ma si infrange e si sbriciola soprattutto anche quel residuo di credibilità della istituzione regionale. Ma niente paura, l'argomento astutamente populista già aleggia: andiamo all’election day magari in primavera così risparmiamo un sacco di soldi e intanto ne spendiamo un bel po’ governando la Regione sino ad aprile.

Giuliano Longo

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