Il Tar alla Polverini: «Data del voto entro cinque giorni»

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Clamorosa sentenza del Tar sulle elezioni regionali del Lazio. Ieri il tribunale amministrativo ha deciso che entro cinque giorni la presidente dimissionaria Renata Polverini dovrà convocare i comizi elettorali, altrimenti dovrà intervenire il Viminale con la eventuale nomina di un commissario ad acta per procedere alle elezioni regionali.

Così i giudici della seconda sezione bis del Tar nell’accogliere il ricorso del Movimento Difesa del Cittadino rappresentato dall’avvocato Pellegrino che chiedeva di ordinare alla Presidente di far svolgere le elezioni entro 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio Regionale avvenuto il 28 settembre, come previsto dal decreto governativo del 17 ottobre.

La governatrice uscente nel frattempo, dopo ben 47 giorni dalle sue dimissioni aveva dato al governo la sua disponibilità solo per indire le elezioni insieme a Molise e Lombardia, per un massimo di 50 consiglieri e senza listino. Ma il Tribunale amministrativo evidentemente accelera chiudendo, salvo smentita del Consiglio di Stato, una partita che ormai per la sinistra e per il suo candidato Nicola Zingaretti si trascinava da troppo tempo accusando la governatrice di voler restare in carica al più lungo possibile con il pretesto della riduzione del numero dei consiglieri e degli eventuali ricorsi successivi all'esito elettorale.

A riprova del fatto che Renata Polverini intenda dilazionare la data del voto più a lungo possibile, avvalendosi della prerogativa della decisione finale che spetta solo a lei, c’è il suo immediato ricorso al Consiglio di Stato. Infatti per la presidente dimissionaria la decisione del tribunale amministrativo «risulterebbe in totale contraddizione con le recenti pronunce della medesima sezione del TAR del Lazio con riferimento alle elezioni regionali del 2010» dopo le dimissioni di Marrazzo.

Nel caso il Consiglio di Stato respingesse il ricorso la legge stabilisce che vi siano 45 giorni per la campagna elettorale con l’eventualità del voto al 28 dicembre. Sempre che il Governo non decida di procrastinarne di qualche tempo la data per non farlo coincidere con le festività natalizie. Scorrendo le motivazioni del Tar si apprende che l’esigenza posta dalle legge elettorale regionale è quella di garantire «una tempestiva ricostruzione degli organi di governo regionale, secondo i principi costituzionali di efficacia e buon andamento e secondo il criterio di continuità di funzionamento delle pubbliche istituzioni». Nella legge regionale infatti si afferma che entro tre mesi dallo scioglimento del consiglio si devono indire le elezioni, ma le diverse interpretazioni giustificherebbero il ricorso della Regione che ai più appare un estremo tentativo per evitare il confronto a tempi brevi.

Sembra comunque agli sgoccioli una vicenda sulla quale anche il Governo non aveva fatto la necessaria chiarezza proponendo la data del 27 gennaio, come aveva detto dal Viminale il ministro Anna Maria Cancellieri, mentre già si diffondevano le voci di un ulteriore slittamento al 3 di febbraio. Senza considerare che l'obiettivo dichiarato di gran parte del Pdl era quello di guadagnare tempo puntando addirittura al voto unificato (election day) di politiche, regionali e comunali ad aprile come auspicato anche dal sindaco Gianni Alemanno. La decisione del Tar crea in ogni caso un precedente che difficilmente concederà spazio ad ulteriori dilazioni.

G.L.
 

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