Zingaretti: «Vittoria dei cittadini»

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Numerose le reazioni alla sentenza del Tar che si sono rincorse per tutto il pomeriggio di ieri. Soddisfatte quelle della sinistra, talora scomposte quelle della destra.

Fra i primi a commentare il candidato della sinistra alla corsa per la presidenza della regione Nicola Zingaretti che ha parlato di una straordinaria vittoria per i cittadini del Lazio che hanno atteso per 46 giorni questo momento. «Votare è un diritto sancito dalla Costituzione – ha detto il presidente della provincia di Roma – ma in questi mesi nel Lazio una destra irresponsabile e arroccata al potere e ai privilegi ha cercato in tutti i modi di calpestarlo. Il Tar, grazie al ricorso del Movimento Difesa del Cittadino – conclude Zingaretti – ha spazzato via alibi e scuse infondate. I cittadini, i movimenti e le associazioni di categoria hanno vinto una battaglia decisiva. Ora parlino programmi e idee per voltare pagina e rimettere in moto la nostra regione».

In un duro comunicato il Pd Lazio si afferma che la decisione del Tar che impone alla Polverini di indicare la data delle elezioni entro cinque giorni, travolge «la diga di bugie alzata per non indire le elezioni entro i 90 giorni previsti dalla legge». Secondo il Pd, la sentenza del Tribunale amministrativo «trasforma l’attuale esecutivo in un gruppo di abusivi». Quindi «non si perda altro tempo, la Polverini faccia il suo dovere indichi la data delle elezioni che devono tenersi entro 90 giorni e non spenda soldi non suoi per per sfidare i giudici con ricorsi assurdi e infondati e proseguire ad umiliare i cittadini del Lazio. Prenda atto che è venuto il momento di sloggiare. Con riferimento al ricorso al Consiglio di Stato si invita la presidente dimissionaria a non compiere atti con il solo scopo di perdere ulteriore tempo e blocchi l’operatività della sua Giunta e dei consigli d’amministrazione delle aziende regionali». E’ ora, conclude la nota del Pd Lazio, «che questo gruppo di abusivi lasci la Regione Lazio e vada a casa. La stagione fallimentare della Polverini è finita, la presidente se ne faccia una sacrosanta ragione e tolga il disturbo».

Dello stesso avviso è il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda per il quale con il ricorso al Consiglio «ai cittadini del Lazio non viene risparmiata nemmeno l’ultima manovra politicante di Renata Polverini». «Non si è mai visto – aggiunge Zanda – un Presidente della Regione dimissionario da due mesi che, pur di non restituire ai cittadini il diritto di voto, fa ricorso al Consiglio di Stato. Da un punto di vista istituzionale – conclude – è un comportamento vergognoso».

Forte il richiamo alla legalità anche del gruppo dei radicali alla Pisana che vedono nella decisione del tribunale amministrativo quanto andavano ripetendo da tempo: «La Presidente della Regione deve convocare le elezioni regionali del Lazio, nei termini stabiliti secondo legge. Intraprendere, a seguito di questa sentenza, strumentali ricorsi al Consiglio di Stato, protraendo ancora l’agonia di una Regione già martoriata dal suo governo, rappresenta l’ennesima scelta dissennata di questa Giunta. Le elezioni siano indette rispettando le leggi elettorali e le norme di statuto vigenti. Ogni altra scelta sarebbe ulteriormente causa di inutili danni per l'intero sistema Regione».

La Polverini si difende dal sito della sua fondazione Città Nuove: «Credo che come Presidente del Lazio devo prima di tutto rispettare l’Istituzione che rappresento e che è regolata da uno Statuto facendo riferimento al quale, non più tardi di due anni fa, prima il TAR e dopo il Consiglio di Stato, si sono richiamati per riaffermare esattamente la prevalenza di questo principio rispetto ad una normativa che assegnava alla mia maggioranza tre Consiglieri in più». Dopo aver assicurato una lettura attenta delle modifiche che la sentenza del Tar ha introdotto, ha confermato l'appello al Consiglio di Stato, ma si è detta disponibile ad «assecondare un eventuale indirizzo da parte del Governo per unificare la data delle elezioni a quella delle altre regioni impegnate nel voto e, soprattutto, la mia intenzione di lavorare per ridurre da settanta a cinquanta il numero dei Consiglieri da eleggere».

Meno pacata la reazione di molti esponenti del Pdl, fra i primi quella del coordinatore romano di quel partito Gianni Sammarco che non esita a dichiarare il suo sbigottimento per questa sentenza. «Solo due anni fa – dice Sammarco quando toccò a Montino indire le elezioni regionali e l’allora reggente scelse di farlo a 5 mesi dall’avvenuto scioglimento del Consiglio regionale, il Tribunale amministrativo del Lazio, su un analogo ricorso, decretò la correttezza della procedura adottata da Montino, mentre oggi si afferma l’esatto contrario». E accusa il tribunale amministrativo di uno «spregiudicato e palese utilizzo di due pesi e due misure».

Di «gazzarra» messa in scena dal centrosinistra e da alcuni organi di informazione sulla data delle elezioni, scrive in vece in un comunicato l’assessore ai Lavori pubblici, Politiche della mobilità e Trasporti della Regione Lazio, Luca Malcotti. «A dispetto dei quotidiani comunicati stampa e del countdown di alcuni organi di informazione – sottolinea- chi ha buona memoria ricorda la vicenda Marrazzo ma, forse, non tutti rammentano le date: il presidente Marrazzo si dimise il 26 ottobre lasciando al vicepresidente Montino la gestione ordinaria. Montino pubblicò il decreto di indizione delle elezioni il 26 gennaio 2010, esattamente 103 giorni dopo le dimissioni del governatore, convocandole per il 28 e 29 marzo, 61 giorni dopo il decreto. Il tempo trascorso fra le dimissioni e le elezioni – ricorda Malcotti – furono dunque 164 giorni. La presidente Polverini per eguagliare la tempistica di Montino dovrebbe indire le elezioni il 6 gennaio fissando la data per il voto il 26 febbraio. Sono certo – conclude Malcotti – che la Polverini farà il decreto prima e che, dunque, impiegherà meno tempo di quello che ci mise il centrosinistra che oggi ulula».

Ma mentre la sinistra ulula il coordinatore regionale del Lazio del Pdl, Vincenzo Piso dopo aver richiamato gli stessi argomenti dell’assessore condivide la scelta della Regione e della presidente Polverini di presentare un «doveroso» ricorso e rimane allibito «dinanzi ai comportamenti contraddittori di una sinistra demagogica e doppia che due anni fa sosteneva esattamente il contrario di ciò che afferma oggi».

Pacato invece il giudizio di Francesco Storace, leader de La Destra e a sua volta candidato alla presidenza della regione il quale parla di un «pasticcio» tra palazzo Chigi e Viminale per «un decreto scritto male e che il Parlamento sta correggendo in peggio» complicando le procedure per le elezioni regionali. E conclude: «Ora Monti si svegli ed eviti di provocare un astensionismo enorme facendoci votare col panettone in mano».

Gl
 

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