Comunali, il patto “segreto” scuote il centrosinistra

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Ambasciator non porta pena, ma questa volta Migliavacca, accreditato in un articolo di Repubblica quale ambasciatore di Bersani nelle trattative con l’Udc, di pene ne sta portando parecchie al Pd romano, mentre sta dando qualche maldipancia al vice (e fedele sino alla morte) della Polverini, Luciano Ciocchetti.

Tanto per farla breve, l’articolo parlava di una trattativa fra i Democratici ed i Centristi sulla legge elettorale che prevedeva come corollario l'ingresso dell’Udc nella coalizione rosso antico di Nicola Zingaretti e su Roma la candidatura del patron di San Egidio ed attuale ministro Riccardi o in via subordinata del giovane costruttore Alfio Marchini. Come premio di consolazione il quotidiano prefigurava un vice sindaco vendoliano.

Buttata lì così sembrerebbe proprio una genialata anche se i centristi, almeno nella capitale, non dovrebbero contare più del 4-5% dei voti. Eppure da un po’ di tempo a questa parte la sola evocazione del nome del pensoso antropologo cattolico pare schiudere ogni prospettiva di successo politico. In verità quel nome circola dall'inizio dell'anno fra ammiccamenti e smentite, solo che poche settimane dopo lo stesso Riccardi aveva opposto il gran rifiuto, probabilmente indisponibile a sottoporsi al giudizio delle primarie sia pur di colazione. Senza contare che l’operazione, come la spiegava ieri il quotidiano di Largo Fochetti, puzza un po’ di politicismo, merce poco spendibile di questi tempi e soprattutto poco digeribile per quel popolo della sinistra romana che da quasi cinque anni attende il riscatto. Il pendant di questa “segretissimatrattativa nota a molti, starebbe proprio nelle primarie cui Riccardi, bongrè malgrè, si sottoporrebbe.

Messe così le cose deve aver fiutato aria di maretta il segretario del Pd romano Marco Miccoli il quale si trova già tre candidati certi alle primarie (Marroni, Patrizia Prestipino e Sassoli) ed uno in pectore (Gentiloni). Così Miccoli si affretta a comunicare che il candidato sindaco del centrosinistra verrà scelto con le primarie programmate per il 20 gennaio. Anzi, va oltre e afferma che «non c’è possibilità alcuna che il Pd di Roma aderisca ad ipotesi calate dall’alto».

Se i Vendoliani locali si sentono rassicurati dalle parole di Miccoli, come afferma Peciola «perché Roma non può essere merce di scambio per accordi politici nazionali», la prende invece piuttosto a male Ciocchetti già impegnato a sostenere Renata Polverini nella “resistenza” (ormai terminata) ad ogni ipotesi di voto ravvicinato, il quale seccamente commenta: «Io non ne so nulla. Non mi risulta che gli organi di stampa decidano le linee di partito». Eppure ambasciatori o no qualcosa di vero c’è nel retroscena delineato da Repubblica. In fondo la Parigi di un adeguato premio elettorale alla coalizione vincente alle politiche, potrebbe pur valere una messa a Roma con Riccardi o con il pressoché sconosciuto ai più, Alfio Marchini. Tuttavia c’è qualcuno come il capogruppo capitolino del Pd Umberto Marroni, convinto che i vertici nazionali del suo partito dovranno prima o poi rendersi conto che senza periferie, territori e forze sociali a Roma non si vince. Soprattutto oggi che ci si dovrà anche confrontare con il grillino rampante di turno.

Un bel grattacapo per il Pd e la sinistra che forse potrebbe trovare uno sbocco nella candidatura del titubante Enrico Gasbarra, già presidente della Provincia, conosciuto e moderato quanto basta, ma in grado di affrontare le primarie e vincerle. Mentre le trattative “segrete” si infittiscono e le voci corrono l'occhio è puntato sulle elezioni regionali. Con la vittoria di Zingaretti alle regionali e quella di Bersani alle primarie molti giochi romani potrebbero cambiare per divenire più trasparenti.

Giuliano Longo

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