Nel Pdl c’è chi teme il grande flop

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Ma come, Formigoni sarebbe andato a votare il giorno dopo le sue dimissioni e adesso tutta la destra destra strilla a squarciagola contro la data del 10-11 febbraio per le regionali nel Lazio, nel Molise e nella stessa Lombardia? In fondo la decisione del ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri trovava le maggiori resistenze al voto rapido proprio da Renata Polverini, ma che ora anche Formigoni si metta di traverso è davvero stupefacente.

Prendiamo ad esempio il capogruppo dei Senatori del Pdl Maurizio Gasparri per il quale non fare l'election day (regionali e politiche) è addirittura «una scelta grave e irresponsabile del governo che così sprecherebbe cento milioni di euro che potrebbero servire per le forze dell’ordine». Non solo, ma per l'astuto senatore questo è «sempre meno un governo tecnico e sempre più un governo che subisce diktat dalla sinistra». Per restare invece dalle nostre parti val la pena di citare l’uscita dell'ex aennino Fabio Rampelli per il quale «due e solo due potevano essere le soluzioni: elezioni anticipate immediate che giustificassero questo costo aggiuntivo per i contribuenti o accorpamento con le politiche di fine marzo» altrimenti ci troviamo di fronte ad un schiaffo alle difficoltà attuali degli italiani. Colpa, in ordine di apparizione, di Monti e della sinistra che «ha la presunzione di portare a casa, grazie all’ormai probabile alleanza con Casini, la vittoria alle regionali pensando che questo possa lanciarle la volata per le politiche».

C’è da trasecolare al pensiero che queste dichiarazioni vengano da quel Rampelli che solo il 28 ottobre scorso invocava «tempi brevissimi nel rispetto delle norme nell’interesse dei cittadini e delle categorie giustamente preoccupate per il rischio di una vacatio amministrativa troppo lunga». Resta l’argomento “forte” dei 100 milioni di risparmio a livello delle tre regioni e 28 nel solo Lazio. A tal proposito vale ancora la pena di citare una fonte non sospetta, il numero due dei rampelliani del Lazio ed ex assessore ai trasporti della Regione Francesco Lollobrigida, il quale nel corso di una intervista a Cinque Giorni pubblicata venerdì 8 novembre ci spiegava che solo il Consiglio Regionale, esautorato ed inattivo, costa ai contribuenti 10 milioni al mese per non parlare degli assessori, aggiungiamo noi, invece attivissimi in questi ultimi mesi a sfornare delibere a tutto spiano. Il che facendo i conti della serva significa tenere in piedi una baracca che ci costerebbe quanto meno il doppio del voto.

E allora perché tutta questa cagnara? Semplice. Il Pdl teme un bagno di sangue elettorale nel Lazio ed in Lombardia che lo esporrebbe ad un clamoroso replay alle politiche qualche mese dopo. E allora tanto vale rovesciare il tavolo, aprire una crisi di governo e andare a votare a marzo, come suggerisce Cicchitto, magari con il porcellum che tutto sommato al Pd non spiace. Poi ci si potrebbe salvare con un Monti bis, a maggioranza variabile, dopo le elezioni con uno spread nel frattempo schizzato alle stelle. Politicismi da basso impero che segnano i sussulti agonici della seconda repubblica mentre Grillo se la gode coperto dalla purezza astratta di un web pilotato a dovere.

Giuliano Longo

 

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