Disabili gravi costretti a mesi di burocrazia per curarsi

0
24

Una diffida al Commissario alla sanità Enrico Bondi e una denuncia alla magistratura per portare alla ribalta una delibera regionale che, di fatto, nega l'immediata proroga alle cure per i disabili malati gravi.

Sembra incredibile, ma a complicare, e di molto, la vita già complicatissima di un disabile è intervenuta la delibera 39/2012 della giunta uscente guidata da Renata Polverini la quale, prima di cedere il passo al commissario Bondi, era titolare della sanità e nell'intento di far risparmiare qualche spicciolo all'istituzione da lei guidata ha immaginato il seguente meccanismo, denunciato ieri dal Codacons.

La Regione, spiega l'associazione «ha imposto che i disabili in cura presso strutture convenzionate della regione, dopo al massimo 3 mesi di terapia e anche se malati di SLA o di altre gravissime patologie, per continuare a curarsi debbano sottoporsi ad un calvario». In sostanza la richiesta di proroga delle cure da parte dei medici specialisti non è più sufficiente per proseguire le terapie, e il disabile deve chiamare il Cup della Regione e prendere appuntamento per una visita presso le Asl, le quali devono valutare anche loro (evidentemente non si fidano degli specialisti delle strutture stesse come si fidavano di Fiorito & C) se la malattia necessita effettivamente di una prosecuzione delle cure.

Ma c'è un fatto più grave che ha spinto l'associazione Articolo32 a denunciare il fatto: «Le Asl sono in grado di sostenere la visita di controllo solo dopo 2, 3 o addirittura 4 mesi dalla richiesta – spiegano – cosicché il disabile deve interrompere le cure e restare a casa in attesa che una organizzazione, evidentemente fatiscente e non in grado di far fronte ad una misura che in astratto sarebbe anche giusta, lo sottoponga a controllo e confermi che effettivamente è ancora malato di Sla o di tetraparesi. Per di più il disabile deve sottoporsi alla visita spesso lontano da casa e non di rado la propria Asl gli cambia luogo di cura dirottandolo presso un ambulatorio regionale o altra struttura il che, soprattutto per i bambini, costituisce un grave trauma psicologico».

La questione arriva così alla ribalta pubblica, e il Codacons annuncia battaglia. «Se il Commissario Bondi non cambierà questa assurda situazione – affermano Codacons e Articolo32 – sarà inevitabile denunciare la Regione Lazio e lo stesso Commissario straordinario per maltrattamento di persona incapace e concorso in lesioni gravi ai danni di tanti pazienti gravemente malati».