Dalle divisioni della destra spunta la “piccola” Meloni

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Il campo da gioco delle primarie Pdl comincia ad essere davvero molto affollato, almeno a livello nazionale. Vedremo poi cosa succederà nel Lazio se dovesse passare la linea di Gianni Alemanno che vuole le primarie anche per le elezioni comunali, a san Cesareo ad esempio.

Eppure dalle nebbie di procedure non ben definite e con il rischio di scarsa partecipazione preannunciata gufescamente dai sondaggi di Berlusconi, spunta il nome dI Giorgia Meloni, una de’ noantri che della Garbatella rossa ed antifascista fece il trampolino di lancio sino all’incarico di ministra della Gioventù che Berlusconi si inventò tutto per lei.

Certo Giorgia è una dura e la sua candidatura alle primarie ha fatto venire qualche mal di pancia agli ex colonnelli di AN Gasparri e La Russa del cui parere Giorgina non tiene gran conto, anzi li snobba per il loro appiattimento su Alfano.

Ragazza decisa la Giorgia, che parla senza peli sulla lingua e dice chiaramente che questo di Monti è stato un governo fallimentare escludendone una qualsivoglia riedizione, come se poi il suo parere contasse davvero. Oltre alle sue doti personali e l’età che la esclude dalla rottamazione secondo i canoni di Matteo Renzi, Giorgia ha il vantaggio di essere la pupilla di un pezzo da 90 fra gli ex aennini, quel Fabio Rampelli noto per le sue posizioni talora fuori, ma molto fuori dal coro del Pdl. I seguaci di Rampelli, i gabbiani così come li rappresenta il loro brand, sono qualcosa di più di una corrente, sono una sorta di famiglia rigidamente organizzata che non esclude matrimoni o apparentamenti di vario genere. C’è addirittura chi li definisce settari se non fosse per le posizioni di potere, molto terrene, che i gabbiani occupano soprattutto a Roma.

Già, a Roma, perché la candidatura di Giorgia nasce qui e testimonia i rapporti difficili con il sindaco Gianni Alemanno. Ricorderete che qualche mese fa il nome della on. Meloni saltò fuori quale antagonista di Gianni nelle eventuali primarie per la poltrona di sindaco, dopo di che le voci dei suoi supporter si quietarono. Anzi ci fu un momento in cui qualcuno dette per certa la candidatura di Alemanno alle primarie nazionali del Pdl. Ma Gianni declinò l'invito con grande generosità nonostante alcuni improvvisati sondaggi lo dessero favorito.

I retroscena, però, parlano di ben altro. Parlano di una serrata contrattazione del sindaco per salvare i seggi parlamentari di alcuni fedelissimi quali Biava, Piso e Barbara Saltamartini più altri due fuori Roma, ma soprattutto della garanzia di una poltroncina sicura per Antonio Lucarelli, che rappresenta qualcosa di più di un segretario, l’uomo che sino ad oggi ha tenuto le fila vere del potere amministrativo capitolino. A questo punto Rampelli si incazza perché Alfano al “gabbiano” non ha garantito un bel niente, nemmeno uno sgabello di ultima fila al suo fedelissimo on. Marco Marsilio. Detto fatto Rampelli lancia in pista la Meloni e mobilita le truppe dei volatili marini. Male che vada, pensa Fabio, andiamo a contarci e vediamo quanto “pesa” Alemanno e quanto pesiamo noi.

Insomma, tutti questi figliocci di Fini che dovevano ricompattarsi dopo la debacle politica del Cavaliere facendo balenare il sogno di una nuova “destra destra” quasi uguale a quella di qualche anno fa, sono più divisi che mai. I gabbiani volano per conto loro, Renata Polverini si fa i fatti suoi in attesa di collocazione adeguata, Alemanno rischia la batosta elettorale alle comunali, l’unica cosa che hanno ottenuto è l’election day il 10 marzo anche per il Lazio, il che fa tanto rodere la sinistra. Ben poca cosa rispetto alla coperta ormai troppo stretta e sdrucita delle prossime elezioni politiche laddove dalla cruna dei seggi passeranno si e no la metà dei cammelli eletti nel 2008. Non lo diciamo noi, ma i più recenti sondaggi che vedono il Pdl al 15% con la Lega che regge al 6%.

Per il resto Grillo diventa il secondo partito con il 20%, il Pd sta ormai superando la soglia del 30% con Vendola al 5% e Di Pietro che crolla al 3%. Se poi l’Udc vorrà essere il futuro ago della bilancia della politica italiana dovrà accattare qualcosina di più di quel 5% che i sondaggi le accreditano. Nel desolato futuro di una destra senza identità Giorgia, la pasionaria della Garbatella, andrà al confronto con le amazzoni di Berlusconi quali la Santanchè, la Biancofiore e la ex camerata Alessandra Mussolini. In una cacofonia di discordanti ed aggressive voci femminili. Povero Alfano!

Giuliano Longo