REGIONALI, CONSIGLIO STATO: AL VOTO NEL PIÙ BREVE TEMPO POSSIBILE

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Secondo i giudici di palazzo Spada "non meritano positiva valutazione le censure di merito con le quali la Regione Lazio, deduce che: l'obbligo di indire le elezioni nei novanta giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale, così come disciplinato dall'art. 5 della l.r. n. 2 del 2005, si applica, testualmente, nei 'casi di scioglimento del Consiglio regionale previsti dall'art. 19, comma 4 dello Statuto', ossia nella sola fattispecie di dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti del Consiglio; secondo l'avviso espresso da precedenti sentenze dello stesso Tar Lazio, convalidato dal raffronto con altre leggi regionali, l'indizione delle elezioni è fase distinta da quella delle elezioni, con la conseguenza che la citata legge regionale n. 2 del 2005, impone la sola indizione, stricto sensu intesa, delle elezioni nel termine di novanta giorni dallo scioglimento; la perdurante mancata indizione trova, in ogni caso, giustificazione nella triplice esigenza di dare attuazione con legge regionale alla riduzione di seggi del Consiglio prevista dalla normativa statale, di attendere l'entrata in vigore del d.l. 5 novembre 2012, n. 188 di riordino e riduzione delle Province e di rispettare l'obbligo posto dall'art. 7 del d.l. 6 luglio 2011, n.98, conv. dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, in materia di concentrazione in un'unica data delle elezioni del Parlamento e degli organi di governo regionali e locali (c.d.election day)".

Non solo per il Consiglio di Stato "non reputa meritevole di condivisione l'assunto sostenuto da parte appellante secondo cui l'espressione 'indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione entro tre mesi', contenuta in tale normativa, andrebbe intesa nel senso che le elezioni possano essere semplicemente convocate entro tale lasso di tempo senza che sia necessario il loro svolgimento nell'ambito di siffatto spatium temporis". La norma, quindi ha "l'obiettivo di assicurare una tempestiva ricostituzione degli organi di governo regionale, in conformità al principio della sovranità popolare sancito dall'articolo 1 della Carta Fondamentale e ai canoni costituzionali di efficacia e buon andamento. Viene, quindi – si legge nella sentenza – perseguito lo scopo di garantire la restaurazione del pieno funzionamento delle pubbliche istituzioni in modo da ripristinarne la piena legittimazione democratica e l'assolvimento della funzione legislativa garantita e ampliata a seguito della riforma del titolo V della parte seconda della Carta Fondamentale. In questa prospettiva si appalesa incongrua l'interpretazione che, imponendo una puntuale tempistica solo per la fase dell'indizione delle elezioni, di per sé inidonea a soddisfare le esigenze sopra prospettate, non ancori ad alcun limite temporale il loro effettivo svolgimento, ossia il segmento della procedura che effettivamente assicura la piena investitura dell'ente e ne suggella l'integrale ripristino operativo". Pertanto "si deve reputare che una lettura che non imponesse un vincolo temporale per la celebrazione delle elezioni, rimettendo detta scelta all'incondizionata discrezionalità del Presidente dimissionario della Regione, non assicurerebbe il rinnovo in tempi ragionevolmente brevi degli organi e, con esso, il soddisfacimento dei valori costituzionali sottesi all'espressione della volontà popolare secondo il meccanismo della democrazia elettorale". Quanto poi agli impedimenti dedotti come causa giustificativa della mancata indizione delle elezioni, "si deve osservare, a confutazione degli argomenti svolti dall'appellante, che: l'obbligo legale sancito dalla puntuale norma precettiva fin qui scrutinata non è derogabile, specie alla luce dei cogenti valori costituzionali in rilievo, in forza di argomentazioni che riposano su profili di opportunità; i pretesi aspetti di incertezza adombrati in merito alla determinazione dei collegi elettorali e al numero dei seggi consiliari, afferiscono all'enucleazione, in via interpretativa, delle regole ratione temporis applicabili al procedimento elettorale senza poter procrastinare il termine fissato dalla legge per la fase del procedimento elettorale successiva all'indizione; non sono in ogni caso gravate da puntuale censura le argomentazioni svolte dal primo Giudice per confutare la dedotta incidenza delle sopravvenienze normative statali quali motivi ostativi al rispetto del termine legale; non è del pari gravata da specifica censura la statuizione di primo grado nella parte in cui esclude che l'obbligo di cui all'art. 7 del d.l. 6 luglio 2011, n.98, conv. con mod. dalla l. 15 luglio 2011, n. 111, in merito all' accorpamento delle date di svolgimento delle diverse consultazioni elettorali (c.d. 'election day'), operi nella fattispecie in esame, anche in relazione alla dichiarata finalità di riduzione dei costi della politica, non invocabile con riferimento a tornate elettorali da svolgersi in altre Regioni; in ogni caso l'accorpamento, in un'unica data dell'anno, delle consultazioni elettorali per le elezioni dei sindaci, dei Presidenti delle province e delle regioni, dei Consigli comunali, provinciali e regionali, del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, è subordinato al limite della compatibilità con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, limite nella specie non rispettato in ragione del non derogabile precetto relativo alla tempistica della consultazione elettorale".