Polverini bocciata, «Voto al più presto»

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Nella Regione Lazio si potrebbe andare al voto già nella seconda metà di gennaio. Lo scenario si rende possibile dopo che ieri la V sezione del Consiglio di Stato presieduta dal dott. Stefano Baccarini ha respinto il ricorso della Regione e confermato la sentenza del Tar che il 12 novembre aveva imposto alla Governatrice di emanare il decreto per la convocazione delle elezioni entro cinque giorni.

Il 16 novembre il Consiglio di Stato sospese in via cautelare e si riservò la decisione finale che puntualmente è piombata fra capo e collo di chi da mesi sta tentando di protrarre quella data per guadagnare tempo. Resta tuttavia possibile la data auspicata dal capo dello Stato, in sintonia ovviamente con il Governo, per la data unica del 10 marzo insieme ad Abruzzo e Lombardia, con la differenza che in queste ultime due regioni è sufficiente l’indicazione del prefetto del capoluogo di regione, ovvero L’Aquila e Milano, mentre per lo statuto della Regione Lazio solo il Presidente può decidere la data per la convocazione dei comizi elettorali.

«L'appello (della Regione, ndr) deve in definitiva essere respinto – si legge nelle venti pagine della sentenza emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato. – Ne consegue, in assenza di specifica censura, la conferma della sentenza di prima cure nella parte in cui si è accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurarne lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali, con la nomina di un commissario ad acta». E proprio qui sta la questione, in quel «più breve termine tecnicamente possibile».

Praticamente Renata Polverini dovrebbe avere cinque giorni di tempo per emanare il decreto che darà il via ai 45 giorni previsti per la campagna elettorale, con il voto, conti alla mano, possibile già dopo la prima metà di gennaio. La battaglia delle elezioni del Lazio era iniziata quando la sinistra aveva premuto perché fossero rispettati i termini del decreto governativo che prevedeva le elezioni regionali entro i 90 giorni dalle dimissioni della Presidente.

Di qui i frequenti contatti con il Governo ed in particolare con la ministra dell’interno Anna Maria Cancellieri per fissare una data e contestualmente, secondo la presidente dimissionaria, evitare futuri contenziosi. Tesi contestata da sinistra e che portò al ricorso al Tar presentato ed accolto il 12 novembre dall’avvocato Gianluigi Pellegrino per conto del Movimento Difesa del Cittadino. Nel frattempo anche la destra Lombarda dove in prima battuta parve che il governatore dimissionario Roberto Formigoni aspirasse ad elezioni immediate, cominciò a tirare i remi in barca sulla scorta di calcoli politici del Pdl e soprattutto di Berlusconi che con le regionali anticipate vedeva l'inizio della debacle per quel partito.

Tanto valeva resistere e tirare per le lunghe con la scusa dei costi elettorali che si sarebbero evitati con l'electron day. La tesi trovò un qualche sbocco nella indicazione del 10 marzo da parte del Capo dello Stato, il quale subordinò, a quanto pare invano, quella data alla approvazione della nuova legge elettorale. Tocca vedere se Renata Polverini, come affermava ieri il candidato della sinistra Nicola Zingaretti, sarà coerente con la decisione del Consiglio. In caso contrario si creerebbe un precedente di inusitata gravità politica ed istituzionale.

Giuliano Longo
 

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