Sanità in crisi, tutti contro i tagli

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Le parole del presidente del Consiglio Mario Monti sono di quelle da far gelare il sangue. Parlando della crisi, e riferendosi alla sanità, ieri ha spiegato che «ha colpito tutti ed il campo medico non è una eccezione. La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni».

Parole inequivocabili che lasciano immaginare all’orizzonte una nuova visione per il finanziamento della sanità pubblica. Se beffardamente ieri pomeriggio il Leader della Destra Francesco Storace ricordava al premier che la sanità, «la seconda al mondo», «va finanziata di più e non di meno.

Se le tasse che paghiamo non vanno a sostenere sanità, scuola e sicurezza, che ce le chiedete a fare?», è stato il consigliere regionale di Sel Luigi Nieri a dare l’allarme: «L’affermazione di Monti è più che sibillina e temiamo fortemente sia il preludio di un imminente smantellamento dell’ultimo vero pezzo di welfare ancora in piedi nel nostro Paese.

L’ipotesi di finanziamenti non pubblici alla nostra sanità, infatti, può solo voler dire privatizzazione della sanità». In serata è arrivata dal ministero la precisazione, che non cambia però la sostanza delle affermazioni di Monti: «Il Presidente non ha messo in questione il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì, riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della fiscalità generale forme di finanziamento integrativo».

Purtroppo le parole del premier arrivano in un momento di autentica bufera per la sanità del Lazio. Proteste, crisi quotidiane e anche le notizie in arrivo dalla Regione non sono buone: oltre al blocco di 850 milioni di fondi da parte del governo, che chiede maggiori chiarimenti sulla gestione del sistema sanitario regionale, il 22 novembre scorso sono stati firmati da parte del Commissario Bondi due decreti con i quali si autorizzano tagli per altri cento milioni di euro. Tutto questo senza contare che negli ultimi due anni la giunta Polverini ha eliminato 20 ospedali (corrispondenti a circa 3000 posti letto) e chiuso 10 pronto soccorso.

Con i cittadini che vedono aumentare costi e sacrifici senza il miglioramento dei conti. Così ben 39 sigle sindacali e datoriali della sanità privata hanno aderito all’appello contro i tagli del commissario di governo Bondi, e di conseguenza è diventato normale il coro di protesta della politica, che guarda alla situazione come insostenibile e punta il dito contro il commissario. «Apprendiamo che, dopo il taglio del 7% per la spesa nelle strutture sanitarie religiose e private, il commissario ad acta per il rientro della spesa in sanità si appresta adesso a realizzare altri drastici tagli lineari, che potrebbero comportare l’eliminazione di numerosi reparti di vari ospedali, tra cui l’oftalmico – ha detto il consigliere regionale Irnici del Pdl. Per la consigliera Idv Giulia Rodano «L’adesione vastissima all’appello sulla sanità pubblica è il sintomo evidente di una situazione ormai allo stremo.

Ogni firma è infatti la prova inconfutabile che anni di gestione commissariale hanno finito con lo scontentare tutti. A fallire sono stati tanto il commissariamento straordinario del piano di rientro quanto la politica di regressione e di taglio alla sanità pubblica finora adottata». Ma al di là della situazione contingente, la combinazione tra crisi e cattiva gestione sembra segnare almeno nel medio termine il destino di una sanità ancora troppo sprecona. E mentre crescono le adesioni all’appello contro i tagli, la situazione non accenna a migliorare.

F.U.