Storace sfrutta il marasma Pdl e ci prova per la Pisana

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Francesco Storace è un personaggio davvero arguto e con un partito stimato al 2% dei voti a livello nazionale che forse sfonderà la soglia del 3% a livello regionale, osserva che il Pd romano «esulta per gli ottantamila voti a Bersani. Ma con ottantamila voti si eleggono a malapena un paio di consiglieri comunali».

In effetti il calcolo non è peregrino perché se si dovessero calcolare i voti presunti de La Destra a Roma sarà grasso che cola se in aula Giulio Cesare ci porterà due consiglieri suoi. Il fatto vero è che Storace non ama le primarie o meglio, ama solo un primato, quello di Berlusconi così come la sua ex sodale Daniela Santanchè che si presentò con lui alle politiche del 2008 raggiungendo risultati così scarsi da dover subito confluire nelle fila del Pdl per acquisire la visibilità che il suo ego smisurato merita.

Ora Storace si candida per conto suo alle regionali forse tentando il colpaccio riuscito ad Emma Bonino che impose la sua candidatura ad un Pd romano a pezzi che dopo il congresso non ne seppe proporne un’altra credibile. Ora si da il caso che qualche spiraglio nel centro destra gli si apra se il Corriere della Sera in cronaca romana, avanzava l’ipotesi di candidature Pdl in ordine sparso per le regionali. Cusani presidente della provincia di Latina, Giro ex sottosegretario, della parlamentare europea Roberta Angelilli.

Nomi, ipotesi, illazioni che denotano un certo marasma cui i rampelliani vorrebbero mettere ordine con le salvifiche primarie anche per la competizione del Lazio. Storace è una vecchia volpe e fiuta il suo tornaconto nella speranza che qualcuno veda in lui la salvezza. In fondo l’aplomb ce l’ha. Ha governato la Regione, è stato ministro della Sanità sia pur per pochi mesi, nonché dirigente nazionale di An e se Berlusconi rovescia il tavolo delle primarie lui, Storace, che gli è sempre stato vicino, sarà ben contento. Tanto più che il Cavalier Risorto va proponendo che An e La Destra si fondano in un unico partito genuinamente reazionario per lasciare a lui, Berlusconi, la vocazione liberale che ha sempre tenuta ben nascosta in questi decenni della sua incombente presenza.

E poi Storace è un gran navigatore della politica. Infatti alle Regione ha piazzato er pecora, Teodoro Buontempo come assessore. Si è schierato sino all’ultimo con Renata Polverini contro i resti del Pdl liquefatto dagli scandali, ma al Campidoglio, eh lì è un’altra cosa. Qui ha scassato le palle all’ex camerata e sodale della Destra Sociale, Gianni Alemanno, sino a quando ha deciso di candidarsi per le regionali lasciando il suo posto a Fabio Schiuma che come casseur non scherza affatto.

E allora perché Francesco non dovrebbe diventare la stella polare per le bande sparse di destra? Mal che vada potrà essere rieletto alla Pisana e diventare capo gruppo de La Destra, sempre che vengano confermati i gruppi composti da un solo consigliere. Altrimenti potrà sempre tuonare da solo nell’aula.

Gl