Idi e San Raffaele, scende in piazza l’esasperazione

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La protesta dei lavoratori dell’Idi è più forte della pioggia copiosa abbattutasi sulla capitale. Ieri il presidio davanti alla prefettura di Roma è stato insieme a via Cristoforo Colombo uno dei punti caldi della protesta del mondo sanitario in crisi.

In centro i dipendenti dell’Idi si sono rivolti di nuovo al prefetto per chiedere lo sblocco degli stipendi, fermi da agosto scorso. La risposta non è stata positiva, sebbene non sia mancato l’ascolto e l’apertura alle problematiche delle 1800 famiglie coinvolte. Spiega Leonida Mazza della Fp Cgil: «La prefettura non può emettere un’ordinanza per obbligare il commissario straordinario alla sanità Enrico Bondi a sbloccare i fondi per il pagamento degli stipendi dei lavoratori Idi. Nonostante questo la prefettura si è impegnata a sollecitare il commissario per questioni di ordine pubblico e per risolvere la questione nel più breve tempo possibile».

Il tema è ormai davvero sulla bocca di tutti, tanto che ieri si sono uniti alla manifestazione anche gli iscritti alla Fiom e i comitati per la casa, protagonisti di altre proteste in città. Ieri pomeriggio poi una delegazione di medici e operatori del gruppo Idi é stata ricevuta dal presidente del Consiglio provinciale di Roma, Pina Maturani, e dai capigruppo della maggioranza e del Pdl, oltre al presidente della commissione provinciale Ambiente, Alberto Filisio. Un ulteriore segno di attenzione è arrivato dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, che ha commentato la situazione così.

«C'è un’esasperazione che cresce. I lavoratori si trovano in questa condizione per colpa di una gestione dissennata dell’istituto. Il governo deve immediatamente convocare un tavolo per sbloccare le risorse. È il minimo che si può fare». I consiglieri del Municipio Roma XVII, in segno di solidarietà, hanno partecipato alla seduta del parlamentino indossando una maglietta bianca con la scritta “Insieme con i lavoratori dell’Idi”.

Ma il caos nella sanità del Lazio ha avuto ieri il volto di un’altra protesta, quella del personale del San Raffaele, giunto sotto la sede della Regione Lazio in massa per protestare contro la chiusura delle strutture di Cassino e Viterbo, che comporterà la cessazione di 273 prestazioni ospedaliere al giorno e il licenziamento di 700 lavoratori. La manifestazione ha causato la chiusura di via Genocchi e temporaneamente anche quella di via Cristoforo Colombo. Anche i dipendenti delle due strutture private aspettano gli stipendi arretrati: «Sono già due mesi che i medici e gli operatori sanitari di questi presidi sanitari non percepiscono lo stipendio – spiega il consigliere provinciale Gianluca Peciola intervenuto alla manifestazione -. I lavoratori hanno bloccato la via Cristoforo Colombo e chiedono un incontro presso la Regione Lazio. Il Commissario Bondi provveda al pagamento delle spese correnti per garantire il pieno funzionamento delle strutture sanitarie e degli stipendi ai lavoratori».

In questo contesto si è levata anche la voce di Unindustria che ha rilevato «forte preoccupazione per la situazione di grave crisi di molte imprese sanitarie accreditate del Lazio che vedono aggravarsi le proprie difficoltà per i ritardi dei pagamenti regionali. Sollecitiamo ormai da molto tempo la Regione Lazio – ha sottolineato Unindustria – affinchè fornisca, alle necessarie riforme del Sistema Sanitario Regionale, il supporto di una chiarezza sui conti che ancora non c'è, come testimoniano i richiami del tavolo interministeriale che non sblocca i finanziamenti per la Regione».

F.U.