Marchini, il costruttore che vuole il Campidoglio

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Alfio Marchini scende in campo per la poltrona in Campidoglio. Discendente di una famiglia di costruttori, a suo tempo generosi sponsor del vecchio Pci tanto che la famiglia meritò l'appellativo di Calce e Martello, lui, Alfio, non rinnega il passato ma ritiene superate le posizioni di una sinistra romana un po’ retrò.

Certo, non guarda a destra considerando fallimentare l’esperienza di Alemanno che a suo avviso avrebbe potuto essere un Petroselli nero. Roba da far rivoltare nella tomba il primo sindaco comunista della Capitale negli anni ‘70.

A tirargli la volata è questa volta Lucia Annunziata, che domenica lo ha ospitato in “Mezzora” su Rai Tre dove Alfio si è presentato come il costruttore, l’imprenditore al di sopra delle parti, ben conscio del possibile conflitto di interessi che la discesa in politica, passione atavica di tutta la sua famiglia, lo obbliga a cedere le sue aziende anche se, supponiamo, non morirà di fame in caso di sconfitta.

Anzi, come imprenditore del mattone ha detto pure delle cose sacrosante: a Roma non c’è più bisogno di costruire, anche perché non si vende, ma occorre trovare i soldi per ristrutturare, rinnovare e implementare gli spazi pubblici. E se lo dice lui c’è da crederci.

A ben vedere l’autocandidatura di Alfio era già nota da qualche tempo. Ne scrisse per primo anche Cinque Giorni quando qualcuno sosteneva potesse rappresentare una chance per la sinistra. Ma lui vira al centro anche se non disdegnerebbe di rappresentare un po’ tutti i moderati di qualsiasi colore. Vicino un tempo a D'Alema ottiene, guarda caso, l’intervista dall’Annunziata, in passato molto vicina al presidente del Copasir.

E poi Alfio intrattiene solidi rapporti con Caltagirone, quindi Casini e di politica ne mastica se fu membro del cda Rai quando presidente era Letizia Moratti. Fatto che confermerebbe la sua vasta rete di relazioni da Comunione a Liberazione ai salottini della sinistra chic. Ieri il Corriere della Sera gli ha dedicato due ampi e benevoli articoli: uno nell’edizione nazionale e uno in cronaca di Roma, oltre all’apertura del dorso capitolino. Un bel biglietto da visita da spendere nell’imminente campagna elettorale. Eppure le operazioni alla Marchini non nascono dal nulla. Sono studiate e pianificate, tanto che lui annunciava al settimanale Panorama di aver affittato per la sua campagna elettorale addirittura il consulente per la comunicazione di Obama. Male che vada potrebbe (sondaggi alla mano) condizionare la futura amministrazione capitolina anche soltanto arrivando al ballottaggio se Alemanno perdesse a rotta di collo e i grillini si attestassero su un 15% dei consensi.

Bello guaglione, quasi cinquantenne, sportivo, Alfio non è forse un grande oratore (nemmeno Alemanno se è per questo), ma in compenso gioca a Polo (Alemanno no, preferisce l’alpinismo), sport equestre poco praticato nelle periferie romane ma di sicuro fascino. E’ talmente trendy da ravvisare nel grillismo un bacino di partecipazione democratica che altrimenti trascinerebbe i delusi dalla politica verso derive autoritarie. Mezzi finanziari, bella presenza, ecumenismo politico, tradizioni famigliari, amicizie che a Roma contano, benevolenza vaticana ecc. dovrebbero creare qualche mal di testa al Pd sempre alle prese con affollatissime primarie che non paiono esprimere un nome trainante per battere Alemanno già al primo turno.

Al 20 gennaio, data delle primarie, mancano due mesi e qualcuno, se non proprio un dinosauro, un candidato autorevole potrebbe pur tirarlo fuori dal cilindro, chiusa per sempre l’ipotesi Riccardi ormai in corsa con Montezemolo. Sassoli, Gentiloni, Patrizia Prestipino, Marroni sono per ora i nomi in lizza, cui probabilmente si aggiungerà l'assessore al lavoro della Provincia Massimiliano Smeriglio di Sel confortato dal risultato di Vendola alle primarie romane. Alfio il solitario, apparentemente, non ha una coalizione e non è vincolato dalle primarie.

Le primarie, appunto, che con quel 70% per Bersani a Roma non dovrebbero lasciar spazio a invenzioni neocentriste o ad outsider come la Bonino che si autocandidò alle regionali salvo trovare successivamente un sofferto consenso della coalizione di sinistra. Non facciamo scherzi, sembra indicare l’esito del voto: qui la sinistra è plurale ma c’è, ed il Renzismo de noantri non pare avere molto spazio. Nell’incertezza riciccia il nome del giovane economista e sottosegretario Barca, che di sinistra è sicuramente. Ma qualche uccellino va cinguettando anche il nome del noto chirurgo Ignazio Marino che fu il terzo incomodo nelle primarie fra Bersani e Franceschini per la guida dei Democratici. Quel Marino che fu creato e sponsorizzato da Goffredo Bettini con un certo successo. Così mentre il Pd sussurra ai cavalli (di razza), Alfio si organizza, investe, comunica. Con Alemanno alla frutta, i grillini alle porte ed il Pd oggi Bersaniano ma ancora confuso, ce prova… un passo avanti agli altri.

Giuliano Longo

 

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