L’ultimatum di Storace: «Entro domenica si scelga il candidato»

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Storace è molto sicuro di sè, tanto da accusare Nicola Zingaretti di incompetenza nelle faccende regionali per le quali lui ha dimostrato tanta navigata conoscenza da essere sconfitto da Marrazzo dopo un solo mandato. Ma queste sono battute da campagna elettorale.

Mentre singolare è la successiva dichiarazione dell’ex governatore: «Se il 10 febbraio si vota nel Lazio, non è detto che ci si debba rassegnare alla sconfitta». Laddove incomprensibile risulta quel “se” iniziale e dubitativo.

Ormai convinti che il decreto di Renata Polverini chiudesse la partita, ci sorge il dubbio che Storace faccia riferimento ad altre fonti di un Pdl in disarmo che con la scusa dell’election day stanno ancora brigando sulla data con scarse speranze.

Lui Storace, sa di essere nel cuore del Cavaliere che lo vedrebbe volentieri in una nuova formazione di destra destra che raccogliesse anche le sparute schiere degli ex An, se non fosse che questi non ci pensano affatto perché senza Berlusconi non vanno da nessuna parte. Sia come sia Francesco si sente sulla cresta dell’onda e detta le sue condizioni: «Quando diciamo al centrodestra che entro domenica bisogna scegliere il candidato altrimenti noi partiamo con la nostra campagna elettorale, è perché ci rendiamo conto che il tempo è davvero breve».

E senza risparmiare una delusione alla mistica e coraggiosa Giorgia Meloni affonda: «Anziché pensare alle primarie nazionali, che tanto non si faranno nè il 16 dicembre nè mai, e tutti lo sanno…- scrive Storace – noi siamo pronti anche a collaborare ad uno sforzo organizzativo enorme per fare una veloce consultazione popolare per primarie regionali di coalizione, che del resto a sinistra non hanno fatto».

Poi indica i tempi e le alleanze delle primarie: il 23 dicembre o il sabato 5 gennaio. Fra renne, babbi natale, calze con il carbone e befane volanti, ogni partito dovrebbe presentare un candidato con la seguente coalizione ancora stordita dai postumi di Capodanno: Pdl con le sue varie e rissose componenti, Città nuove – lista della Polverini, più l’Udc, Movimento per le Autonomie. Invece per i finiani non c'è pietà: «Dentro o fuori».

Lui intanto domenica raduna al teatro Olimpico il popolo de La Destra e se non riceverà risposta si metterà a strillare: «Sarà il grido di chi non ci sta a perdere e comincerà a raccogliere voto per voto, casa per casa. Mentre voi state ancora lì ad a lambiccarvi sul voto “moderato”, noi ci preoccuperemo di quello degli arrabbiati».

Nel dubbio che l’ultimatum di Storace venga raccolto vediamo cosa succede a sinistra. Qui, nonostante le illazioni e i pissi pissi sui vari candidati, chi non molla per ora è il capogruppo capitolino del Pd Umberto Marroni il quale, tanto per restare bersanianamente alle regole, ricorda che per partecipare occorre presentare la candidatura e le firme entro l’11 dicembre per il Pd ed il 18 per la coalizione. «Noi le stiamo raccogliendo e siamo sicuri che quelle di gennaio saranno primarie vere e competitive».

Detta così parrebbe escludere che si possa accettare una candidatura dal Nazareno, ovvero dall’alto, senza passare per il giogo delle primarie. Se poi saltasse fuori l’uomo o la donna giusti sempre dovranno passare sotto il giogo delle primarie. Forse Marroni è convinto di conoscere più degli altri candidati annunciati la macchina del partito capitolino che ha fatto stravincere Bersani. Se poi Renzi non ha raggiunto a Roma il 30% dei consensi partono svantaggiati i candidati che l’hanno sostenuto quali Patrizia Prestipino e Paolo Gentiloni. Fra le righe si legge che lui, il capo gruppo, intanto la partita se la gioca e se dovesse perdere contro un candidato “autorevole” conterà il numero dei voti e la posizione in graduatoria. Anche un bel secondo posto potrebbe bastare.

Gl

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