Sanità, un mese di manifestazioni

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Una quarantina di organizzazioni sindacali punta a dire chiaramente che con i tagli previsti dal commissario alla sanità non si potrà andare avanti. Gli appuntamenti sono già fissati per l’ 11 e il 22 dicembre, ma intanto la protesta impazza tutti i giorni a Roma e nel Lazio.

Ieri i lavoratori del San Filippo Neri si sono schierati contro le scelte della dirigenza e della Regione. Dopo l’incontro tra direzione e Rsu il riscontro è stato negativo. Le rappresentanze scriveranno al Prefetto e annunciano un crescendo di iniziative di protesta. Non vogliono il declassamento, nè tantomeno la chiusura dell’importante nosocomio in zona nord e chiedono rassicurazioni.

Scioperi e astensioni dal lavoro si sono verificati ieri anche negli ospedali Villa San Pietro e San Raffaele Pisana di Roma, mentre in alcune strutture accreditate, come il San Raffaele di Cassino, non arrivano i fondi regionali pur avendo la struttura tutte le carte in regola. Ieri il Nursid ha inoltre «proclamato una giornata di sciopero, dalle ore 8 di lunedì 10 dicembre alle ore 8 di martedì 11 dicembre 2012».

Le proteste della sanità del Lazio sono arrivate fino all’Autorità garante sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali che ha definito alcune proteste «gravi e inaccettabili: non è concepibile paralizzare l'attività ambulatoriale e di day hospital pediatrico, che assiste molti bambini disabili» riferendosi in particolare al Villa San Pietro e alla Pisana. Il garante ha invitato «tutti coloro che stanno dando vita a questa illegittima azione collettiva ad astenersi immediatamente da quei comportamenti, che già hanno causato troppi disagi a molte famiglie».

Oltre al taglio del 7 per cento dl budget, alla riduzione di 1936 posti letto e alla chiusura dei 4 ospedali pubblici (San Filippo Neri, Cto, Oftalmico e Forlanini) l’allarme arriva anche dai privati della Fials che con il segretario Gianni Romano denunciano: «Chiediamo quindi al commissario di governo di rendere noto ai cittadini del Lazio quale è ad oggi il disavanzo finanziario del capitolo sanità e su quali basi vengono operati i tagli in questione. Tra i comparto da tagliare ci crea un profondo disappunto apprendere che quello sull’eccellenza chirurgica e sulla diagnostica subirebbero i maggiori decrementi».

«Per dirla tutta infatti vogliamo che venga chiarito se è vero o falso quanto la presidente dimissionaria Renata Polverini, va propagandando da almeno sei mesi ossia che avrebbe dimezzato il debito sanitario. Se questo è vero allora che senso avrebbero i nuovi tagli invece, se non è vero allora Bondi è tenuto a quantificare il deficit e a chiederne conto. Peraltro se verranno effettuati i tagli che si paventano pari a circa un migliaio di posti letto con gli annessi servizi di diagnostica e di immagine – precisa Romano – senza mettere in campo una pianificazione per le Residenze sanitarie assistite e una congrua offerta sul territorio di ambulatori di prossimità allora sì che la sanità laziale sarebbe a rischio per garantire i livelli essenziali di assistenza e i servizi di emergenza oltre che la continuità assistenziale».