Primarie, c’è anche Gentiloni. Più forte l’ipotesi Gasbarra

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I linguaggi della politica sono spesso scivolosi e qualche volta vanno interpretati per le loro conseguenze. Il segretario del Pd romano Marco Miccoli, ad esempio, l’altro ieri affermava alcune cose chiare ed altre un po’ meno, trovando tuttavia una autorevole cassa di risonanza nella cronaca del Corriere della Sera.

Miccoli dice con chiarezza che l’unica coalizione possibile è quella che ha fatto stravincere Bersani a Roma, ovvero Pd e Sel. Aggiunge poi che le primarie s’hanno comunque da fare, ma è convinto che questa coalizione «dopo il successo delle Primarie a Roma e di Pier Luigi Bersani, debba presentare alle Primarie per il Sindaco di Roma un’unica candidatura».

E qui sta il punto, perché detta così qualcuno potrebbe mettere in dubbio la funzione della consultazione se gli altri candidati dovranno fare scena di contorno. Il discorso parrebbe fatto apposta per lanciare l’ex presidente della Provincia e segretario regionale del Pd, on. Enrico Gabarra, che si è schierato decisamente con Bersani, ma sino ad oggi si è dimostrato piuttosto riluttante a concorrere per la corsa al Campidoglio.

Eppure in molti l’hanno tirato per la giacca, non ultimo Goffredo Bettini. A ben vedere quando Nicola Zingaretti fu dirottato dalla competizione con Alemanno verso la conquista della Regione parve inevitabile che il ticket Enrico/Nicola funzionasse con Gasbarra al Campidoglio. Già lo stesso Zingaretti era stato uno dei suoi più autorevoli supporter per la nomina a segretario regionale dei Democratici.

Inoltre solo qualche mese fa parve che Gasbarra fosse il più adatto a dialogare con i “moderati” e l'Udc, ben prima che il partito di Casini scendesse al di sotto del 4% nei sondaggi. Ma così non fu e la riluttanza dell’ex presidente della Provincia scatenò la corsa alle primarie con Patrizia Prestipino antesignana, seguita a ruota dall'eurodeputato Sassoli e dal capogruppo capitolino del Pd Umberto Marroni.

E ieri al gruppo s’è aggiunto l’ex ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni che ha formalizzato la sua candidatura con un lungo comunicato-manifesto di intenzioni. Che dal Nazareno la direzione Pd abbia già indicato a Miccoli la candidatura “unificante” di Gasbarra è possibile, ma proprio l’exploit di Gentiloni dimostra che gli altri quattro non hanno proprio intenzione di fare le comparse. I bene informati prevedono che di fronte a Gasbarra qualcuno si ritirerà, ma altri sostengono che alle primarie ci andranno tutti e quattro, almeno per “pesarsi” di fronte al vincitore.

Esattamente quello che Bersani tentò di evitare aprendo porte e regolamenti a Renzi. C’è poi da dire che la corsa di ben cinque candidati potrebbe essere interpretata quale una “diminutio capitis” per la popolarità di Gasbarra a diretto confronto con la sinistra romana plurale sì, ma anche bizzarra. Sempre i bene informati fanno sapere che anche il costruttore Marchini ed il suo sponsor di tutto riguardo Caltagirone, occhieggino a sinistra. Se Alemanno affonda, è palese che finanza ed imprenditoria guardino quantomeno al ballottaggio se non addirittura ad una alleanza.

Ma spulciando i recenti sondaggi i conti non tornano perché l’Udc con i finiani e montezemoliani viaggiano fra l’8 ed il 10% e i grillini fra il 15-20%. Il tutto in una situazione di estrema fluidità dove tocca vedere se Alemanno riuscirà a superare, con un Pdl in caduta libera, almeno quel 25% che gli consentirebbe di arrivare al ballottaggio con una sinistra che supera il 40%. Senza contare quel 30% di elettori che al momento non sanno nemmeno se andranno a votare. Sin qui i sondaggi, ma il problema di queste primarie del Pd sta a monte perché non è ancora chiaro su quali contenuti politici e di programma si confronteranno i vari candidati. Qui siamo nelle nebbie assolute dove tutti gatti sono bigi.

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