Regionali, Polverini prova a farsi largo

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Dopo la sentenza del Tar di mercoledì la palla è tornata al governo. La data del 10 febbraio era stata concordata tra Renata Polverini e il Viminale, ma per la presidente, se quella del 3-4 febbraio dovesse essere confermata, «ci sarebbero problemi di natura organizzativa e ciò comporterebbe un impegno economico straordinario».

Poi a margine di un evento al Macro, ha spiegato che in tal caso ci sarebbe una «coincidenza con le festività natalizie e di fine anno». Insomma «si dovrebbero mantenere aperte la Corte d’Appello e le prefetture e questo comporterebbe il pagamento degli straordinari…».

Terribile prospettiva di spesa per una giunta regionale epurata che continua a macinare da tre mesi delibere su delibere per milioni che graveranno sulle spalle di chi verrà dopo. Ma è proprio questo il punto perché Renata Polverini vorrebbe ricandidarsi, altrimenti non si comprenderebbe il senso della cena a mille euro a testa per la sua fondazione Città Nuove.

E’ pur vero che nell’imminenza di ben tre scadenze elettorali, Regione, Comune e politiche, gli imprenditori vanno a cena dappertutto tranne che con il candidato al Campidoglio Alfio Marchini, che degli imprenditori e dei poteri forti romani è già espressione di suo. Il fatto è che Renata non si rassegna ad uscire di scena forzatamente sulla base di un errore di calcolo e per colpa del disfacimento del suo partito. Inoltre la sua lista Città Nuove nelle recenti competizioni elettorali ha ottenuto ben poco.

Lei era convinta che le avrebbero tirato fuori le castagne del fuoco chiedendole a furor di popolo di restare al suo posto. Così non fu. Alfano che tre mesi fa godeva di una certa autonomia (con un Cavaliere defilato in Kenia con Briatore) non poteva far passare in cavalleria il caso Fiorito. Senza contare che gli ex Forza Italia se l’erano legata al dito contro Renata.

Oggi invece la destra è in stato confusionale e Storace si butta in avanti, con il recondito consenso del Cavaliere, e la speranza di ripetere l’exploit della Bonino auto-candidata della sinistra. Certo è che le primarie non si faranno e tanto meno gli ex An vorranno sganciarsi da Silvio per farsi il partitino di destra tutto loro al 3% nei sondaggi.

Ancor più delusa la rampelliana Giorgia Meloni che ieri twittava nervosamente: «Considero la ricandidatura di Berlusconi un errore. In ogni caso, decisioni come questa vanno discusse e prese negli organi competenti». Ma competenti de che, se le varie componenti del fu Pdl si scannano fra loro? Chissà mai che Giorgia, con i sondaggi in poppa, decida di riprendersi il Campidoglio al posto di uno stanco Gianni Alemanno che con la sua Rete Attiva non andrà molto lontano. La giovane Giorgia potrebbe peraltro risparmiare sui manifesti già affissi in caso di primarie per Roma a cui tiene tanto.

Che sia Gianni o Giorgia conta poco per una destra che sulla capitale giocherà, anche spregiudicatamente e senza esclusione di colpi, la sua partita. I tempi stringono e dopo la mancata fiducia alla Camera del Pdl per il governo Monti, soffiano venti di elezioni anticipate.

Gl

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