Caltagirone vuole Moretti. E Marchini?

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Eravamo davvero convinti che il costruttore Alfio Marchini fosse il candidato prescelto da Caltagirone per fare il sindaco di Roma, anzi non ne eravamo convinti solo noi ma un po’ tutti. Invece con un sospiro di sollievo abbiamo finalmente appreso da una intervista di Francesco Caltagirone al Financial Times, evidentemente non pago del suo provinciale house organ “Il Messaggero”, che lui avrebbe addirittura in mente l’amministratore delegato delle ferrovie Mauro Moretti, un duro che viene dal sindacato dei ferrovieri, giusto quello che ci vuole per mettere ordine nel casino di questa città.

Non solo, ma le sue origini proletarie potrebbero essere anche gradite alla sinistra. Noti sono i risultati del suo proverbiale decisionismo che si sono riverberati soprattutto nell’eccezionale funzionamento dei treni pendolari, nella cura della rete esclusa dall’alta velocità e dalla manutenzione e pulizia dei relativi convogli.

Le dichiarazioni di Caltagirone all’autorevole quotidiano finanziario ed economico, ci fanno comprendere che i poteri forti gradirebbero a Roma un sindaco che non abbia la passione per il nobile sport equestre del polo, ma di una sorta di Monti de’ noantri. Un tecnico per sindaco che ramazzi questa massa di incapaci. Il cinquantanovenne Moretti tuttavia è già al suo terzo mandato e visto che disoccupato non resterà, vicino a godersi la stratosferica liquidazione e la ricca pensione, ad imbarcarsi nell'avventura capitolina pare non ci pensi proprio nonostante questo endorsement di tutto riguardo.

Ma il mistero è un’altro e non ci fa dormire: allora Alfio Marchini chi se l’è inventato? Possibile che si sia proposto tutto solo soletto in una impresa così ardimentosa? E poi perché tanta pubblicità? Paginate sul Messaggero e sul Corriere della Sera, un servizione intero sull’Espresso, l’intervista a Mezzora di Rai tre con Lucia Annuziata e tanto altro ancora. Eccezionale clamore mediatico per un imprenditore che sarà pure importante ma non è certo Caltagirone.

Vuoi vedere, mormora qualcuno, che sotto sotto potrebbe esserci lo zampino di Massimo D’Alema? Voce dal sen sfuggita non dai soliti renziani rottamatori che l’hanno pure fatto incazzare come una bestia, ma dalle solite voci informate dal sen del suo partito, il Pd. Certo da quella fonte ormai esce di tutto ed è comprensibile con tutti questi candidati alle primarie che spuntano come i funghi dopo la pioggia.

In questo generale pissi pissi è inevitabile che spunti anche il nome di Massimo. Il grande vecchio tessitore delle più raffinate trame e strategie della sinistra da quasi vent’anni. Sicuramente a Marchini l’esternazione a livelli internazionali di Caltagirone non ha avrà fatto gran che piacere. Tanto che sarà costretto, almeno si presume, a fare i nomi dei suoi supporter eccellenti. Lo vuole il Popolo, anzi, non vede l’ora.

gl              

 

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