Svolta regionali: sì all’election day

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Ritirato il ricorso al Tar dell'avv. Pellegrino per il Movimento dei Consumatori sull'anticipo del voto Regionale al 3 e 4 febbraio, si aprono le porte per l’election day (politiche e regionali) probabilmente il 17 e 18 febbraio.

Tempi strettissimi che prevedono lo scioglimento delle Camere dopo l'approvazione della Finanziaria già la prossima settimana. Il meccanismo che ha messo in moto Berlusconi ritirando di fatto la fiducia del Pdl al governo Monti, sta complicando enormemente la vita ai partiti, soprattutto ai più piccoli che hanno appena 30 giorni per raccogliere le 30.000 firma utili a presentare le liste.

Difficoltà che investono anche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che non ha la struttura organizzativa per adempiere a questi obblighi e delira su un complotto nei suoi confronti aggrappandosi alla virtualità delle sue discutibili primarie on line, quelle dei 30.000.

Questa situazione si riflette ovviamente su Roma e nel Lazio dove, abortite le primarie e nonostante l’affannoso vociare di Storace, la destra non ha ancora scelto un candidato che potrebbe spuntare solo da un impossibile compromesso fra le varie fazioni del Pdl ormai in fase di disfacimento. Situazione che avvantaggia il candidato della sinistra Nicola Zingaretti che, come Bersani, è disposto ad aprire verso il centro con una coalizione di sinistra rinsaldata. Un vantaggio che gli consente di fare pulizia e di rinnovare le sue liste e la futura classe dirigente regionale.

Intanto Destra e Radicali gufano sostenendo che la decisione della Polverini di ridurre i consiglieri da 70 a 50 potrebbe portare a numerosi ricorsi con il rischio successivo di invalidazione delle elezioni. Scompiglio e confusione a destra per il Lazio ma situazione aggrovigliata anche a Roma. Qui Gianni Alemanno tenta di tenere il bandolo della matassa sbattendosi da tutte le parti per trovare una onorevole via d’uscita per se stesso. Così mentre dice di aver trovato un accordo con Berlusconi, inonda i suoi fedeli di sms per preparali allo strappo con il Cavaliere in vista della manifestazione quando lancerà la sua lista “Italia Popolare” alla presenza del redivivo Angelino Alfano.

Per di più, quale fervido sostenitore dell’election day, dovrà chiarire se vuole andare a votare a febbraio con politiche e regionali o attendere la scadenza naturale di aprile. Per candidarsi al parlamento ha solo una settimana di tempo con lo scioglimento delle Camere il 20 dicembre. Lui sta brigando per una lista vicina ai Montiani e non si intruppa con La Russa & Co. nella riesumazione della salma perdente di AN. Inoltre più che dall’entusiasmo dei suoi, Gianni è sorretto dalla loro paura di restare a spasso. Se la sorridente Belviso vuole un seggio alla Pisana come molti altri assessori, non è davvero chiaro che fine farà la pletora dei consiglieri che non hanno futuro. Lui intanto procede (Polverini docet) alle nomine di parte (sua) non ultima il presidente del Cda di Atac.

Ma i problemi esistono anche a sinistra perché non c’è un candidato unanimemente accettato dai militanti ed elettori capitolini e poi perché la data dell’election day rende quasi impossibile le salvifiche primarie il 20 gennaio se davvero si andrà a votare il 17 anche per le comunali. Per di più Bersani le primarie le vuole anche per i candidati alle Camere quale segno di partecipazione una volta fallita la riforma della legge elettorale. Di qui il fiorire del toto candidati che alimenta più il gossip dei quotidiani che la trasparenza democratica, irrigidendo le contrapposizioni fra le varie anime del Pd capitolino che tanti danni hanno creato in passato. Se il Cavaliere intendeva entrare a gamba tesa per giocare allo sfascio pare che anche a Roma e nel Lazio ci sia riuscito egregiamente. E i programmi? Ma non scherziamo, roba da altri tempi e poi non c’è tempo.

Giuliano Longo