Lazio, la sanità si mobilita

0
26

«Ho dato indicazioni al commissario Bondi di lavorare per un equilibrio tra rigore e sostegno. Confido che l'indicazione sia seguita. Da parte del ministero resta alta l'attenzione verso il Lazio così come verso le altre regioni. Bondi sta facendo comunque un grosso lavoro». Le parole del ministro alla Sanità Balduzzi danno la misura delle difficoltà che affronta la sanità del Lazio e del compito difficile, tutt'altro che ragionieristico, del commissario Bondi.

La protesta non diminuisce: oggi alle 17 sarà il momento della fiaccolata davanti al ministero dell'Economia, assemblee si terranno in altri ospedali come il Pertini oggi e domani, e l'esigenza che emerge è quella di rivedere il piano che verrà licenziato entro fine anno alla luce delle necessità del territorio e delle specialità presenti nei nosocomi.

Ieri i lavoratori degli ospedali pubblici Cto, San Filippo Neri, Spallanzani, Eastman, Sant’Andrea e Umberto I si sono riuniti in assemblea per elaborare un documento contro i tagli così come previsti dal piano e in mattinata una conferenza stampa organizzata dai sindacati ha ribadito l'esigenza di non trattare la sanità del Lazio «come un costo da tagliare» ma «come una risorsa e un volano per l'economia della regione».

Per reagire alla situazione attuale «serve una nuova programmazione in cui la medicina territoriale, la continuità assistenziale e la presa in carico delle persone siano le basi del nuovo sistema sanitario regionale» in cui «ci siano più servizi, più qualità e meno sprechi». Per i sindacati è evidente che il riassetto non può passare solo attraverso la dismissione di strutture sul territorio: «La chiusura dei 25 ospedali pubblici operati dalla precedenti gestioni commissariali non ha prodotto l’aumento dei servizi sanitari territoriali attraverso l’apertura di presidi di prossimità a favore dell'assistenza territoriale e domiciliare».

Tra le proposte avanzate dalle sigle sindacali: assistenza territoriale h24 nei distretti, il superamento della gestione commissariale con il ripristino nella prossima legislatura dell'assessorato alla Sanità. Intanto però i territori fremono. Come nel caso del Cto a Roma, dove ieri la cittadinanza si è mobilitata e nel corso di un’assemblea affollata «ha consegnato al Municipio Roma XI le prime 7.000 firme di cittadini che si oppongono alla sua chiusura. Altre migliaia si stanno già raccogliendo nei quartieri vicini e nell’ospedale – hanno spiegato il presidente del Municipio Roma XI Andrea Catarci e Antonio Bertolini, Delegato municipale alla Sanità – Al CTO, con l’apporto dei sindacati e di tutte le categorie, si è prodotta un’idea di rilancio del polo ospedaliero CTO-S. Eugenio con la proposta di riprendere la collaborazione mai avviata con l’INAIL e la reale valorizzazione della vocazione ortopedico-traumatologica. La raccolta firme e il piano di rilancio elaborato da medici, infermieri e lavoratori delle ditte appaltatrici, verranno consegnati al Dirigente Generale della ASL RMC Dott. Paone in una prossima manifestazione».

cinque