La scelta di Storace impensierisce Alemanno

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Roba da matti, pare abbiano detto in molti del Pdl dopo l’endorsement di Berlusconi al capo de la Destra Francesco Storace per la presidenza del Lazio.

La notizia è piombata come una bomba mentre tutti, alemanniani, rampelliani, augelliani, ex forzisti e quant’altro, si apprestavano ad incontrare il cavaliere il 2 gennaio, tutti con il loro bravo candidato. Anzi candidata perché pare che l’opzione rosa prevalga ormai anche a destra.

Augello era pronto a proporre la giovane eurodeputata Roberta Angelilli che alle europee aveva fatto il pieno di preferenze. Mentre gli ex Forza Italia puntavano sulla più attempata onorevole Beatrice Lorenzin. Così mentre i rampelliani erano sempre pronti ad agitare l’eventuale candidatura di Giorgia Meloni, rimasta a bocca asciutta dopo il flop delle primarie sulle quali aveva investito la sua immagine, l’astuto Gianni Alemanno era pronto a rilanciare il nome di una sua fedelissima, quell’onorevole Barbara Saltamartini che insieme alla sparuta pattuglia di deputati alemanniani, sino a poco tempo fa gli aveva retto la sua sconquassata corrente.

Evidentemente il Cavaliere ha voluto puntare sul maschio e che maschio, scegliendo Storace che gli è stato sempre fedele al contrario di Alemanno e la Meloni che prematuramente avevano chiesto la testa del capo che invece ora continua a guidare la danza senza guardare in faccia nessuno.

C’è da dire che se la scelta di Storace dovesse trovare alla fine il sostegno di tutta la destra capitolina e laziale Nicola Zingaretti si troverebbe ad incrociare i ferri con un candidato tignoso e combattivo, nonostante metà della sua giunta, prima di Marrazzo, in un modo o in un altro, sia finita sotto indagine e qualcuno in galera.

Anche se non vincesse Storace diverrebbe obiettivamente un grosso peso sulle spalle del sindaco di Roma, quale capo dell’opposizione in Regione. Fatto che non lascerebbe ad Alemanno le mani libere anche per comunali di primavera. Non si dimentichi che Francesco sino a qualche mese, fa quando  ha lasciato il suo posto in Consiglio a Schiuma, è stato all’opposizione e sino ad allora senza sconti.

Oggi, volenti o nolenti, i due camerati della fu Destra Sociale si ritrovano fianco a fianco, uno stimato da Berlusconi, l’altro, a dir poco, messo in ombra dagli infausti sondaggi sulle sorti del prossimo governo capitolino. Posizione difficile per il sindaco soprattutto se Berlusconi dovesse confermarsi a capo di una forte opposizione rimontando la china dei sondaggi. Farselo nemico non conveniva proprio.

Giuliano Longo

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