La traversata di Gianni verso il voto

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Le ricorrenze natalizie hanno dato un po’ di requie al sindaco Gianni Alemanno ormai irrimediabilmente incastrato nel suo ruolo di ri-candidato a sindaco di Roma.

Con un Consiglio sommerso dalle delibere urbanistiche che verranno sicuramente approvate e con una opposizione tutta presa nelle successive ondate di primarie, e prima per il candidato premier e poi per la scelta dei parlamentari Pd e Sel, ora Gianni mira a portare a casa tutto quanto è possibile per fare cassa, e non solo in senso metaforico, in vista della competizione elettorale che si svolgerà forse ai primi di giugno.

Eppure ci aveva provato a sfilarsi nella speranza di un seggio alle Camere, magari con la scusa delle primarie per il candidato a sindaco e poi con quelle nazionali del Pdl miseramente naufragate contro lo scoglio del Cavaliere riemerso. Così nei mesi che restano di qui alle comunali, tenta di darsi un gran da fare per ricostruirsi una immagine devastata dalla mai dimenticata parentopoli di Atac ed Ama, dai clamorosi flop della formula Uno all'Eur, della fallita candidatura della Capitale alle Olimpiadi, per non parlare dei disastri della linea B, dello stato disastroso della manutenzione stradale che fa di Roma una capitale bombardata, delle disavventure meteorologiche per nubifragi e neve, per chiudere quest’anno per lui infausto, con il problema irrisolto dei rifiuti dove anche lui ha le sue brave responsabilità.

Finita l’era dei roboanti proclami sulla ricostruzione di Tor Bella Monaca, i parchi tematici, i poli di tutti i tipi, disattese le promesse per l’housing sociale che rimane una irraggiungibile chimera, Gianni ha davvero bisogno di rifarsi il look. E non gli basta certo il mitico annuncio del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle con la conferenza stampa, il 30 dicembre, del costruttore Parnasi da Orlando, Usa. Con diabolica astuzia propagandistica il nostro sindaco si è inserito in conferenza a migliaia di chilometri di distanza per un’opera che probabilmente non verrà realizzata sotto la sua amministrazione, ma suscitando le innominabili reazioni scaramantiche di numerosi tifosi romanisti ancora memori della brutta fine fatta dalla candidatura olimpica.

Fuor di propaganda, d’ora in poi Alemanno dovrà cimentarsi su cose vere, palpabili e non farsi circuire dalle blandizie interessate dei vari spin doctors, o dei costosi consulenti di immagine supportati da pletorici uffici stampa. Nonostante le luminarie natalizie e i concerti di fine anno, Gianni non è amato dal popolo e lo lui sa. I sondaggi, nonostante i suoi periodici scoppi di entusiasmo per dati che gli confermerebbero un oceanico consenso, non gli sono favorevoli per il semplice motivo che il Pdl romano è allo sbando, come dimostra l’auto-candidatura di Francesco Storace convalidata con tutti i crismi da Silvio Berlusconi.

Gli restano allora alcune strade obbligate da percorrere per recuperare consenso. Intanto il caro vecchio mattone per consolidare il suo patto con i costruttori che negli ultimi tempi stanno tuttavia con il piede in due scarpe in attesa che esca fuori il suo vero competitor, e le assunzioni/promozioni che proseguono in maniera più o meno strisciante in Ama, Risorse per Roma e altrove. I soldi non dovrebbero mancargli, la grinta della disperazione nemmeno, il potere per manovrare sino all’ultimo le leve dell’amministrazione capitolina pure. Gli manca il favore del popolo, checchè ne dica lui. Così gioca sul vuoto di una opposizione distratta che ad oggi non è ancora riuscita a tirar fuori un nome prestigioso da contrapporgli dopo il dirottamento di Nicola Zingaretti alla Regione e nonostante spunti il nome del prof. Ignazio Marino e si insista su quello di Gasbarra. Entrambe condannati a piegarsi sotto il giogo delle primarie, che come le Idi di cesariana memoria, si svolgeranno a marzo.

Se poi gli vien meno l’appoggio delle gerarchie cattoliche poco male, basta elargire risorse alle parrocchie come pare stia già facendo ad abundantiam. Attorno al sindaco, tutti stretti stretti nelle incertezze del futuro, augelliani, rampelliani, ex forzisti e cani sciolti ai quali concede ormai tutto e tutto di più. Lui, a ben vedere è già in campagna elettorale da due anni. Ha tentato di organizzarsi la sua lista “ReteAttiva” che ogni tanto riconvoca in qualche teatro ma inesorabilmente disertata da nomi prestigiosi quale quello dell'ex assessore ai trasporti Marchi approdato ai lidi storaciani dopo un comodo esilio in qualche incarico regionale.

Gianni poi ha provato a schierarsi con chi voleva far fuori Berlusconi tanto per far vedere che lui è diverso, lanciandosi in spericolate manovre neo centriste e pro montiane. Insomma si è agitato molto, ha ondeggiato e pencolato come l’aquilone di Pascoli, ma i problemi della città sono rimasti tutti lì irrisolti. Circondato da quella classe dirigente da lui voluta, più rapace che capace. E allora? Allora non gli resta che lucrare dalla inerzia altrui, almeno sin che dura.

Giuliano Longo

 

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