Allarme arsenico: l’acqua non si può bere

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«Nel Lazio esiste una vera e propria emergenza sulla potabilità delle acque». L'allarme lo ha lanciato poche ore fa il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio e attuale presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Ma la questione è nota da tempo: il 31 dicembre sono scaduti i termini concessi dall'Unione Europea sulle deroghe concesse per il triennio 2010/2012 relativamente ai parametri di arsenico e fluoruro contenuto nelle acque destinate all'uso umano.

Per questo motivo, già da martedì i sindaci dei Comuni dove è presente arsenico oltre i 10 microgrammi litro hanno emesso ordinanze di divieto di consumo dell'acqua per i cittadini.

Drammatica la situazione nel viterbese dove l'ordinanza di cui sopra è stata resa pubblica da venticinque primi cittadini di altrettante cittadine. Ma molto grave è anche la problematica nella provincia di Roma: divieti a Civitavecchia Nord (dove le famiglie hanno ricevuto una card per ritirare gratuitamente 600 litri d'acqua ciascuna), Ardea, Canale Monterano, Mazzano Romano ed Anguillara Sabazia oltre a due Comuni dei Castelli Romani da tempo “impelagati” nel problema e in battaglia per aver riconosciuto il proprio diritto a bere acqua potabile dai rubinetti di casa. Le città in questione sono quelle di Velletri e Lanuvio dove un totale di cinquemila persone (tremila a Velletri e duemila a Lanuvio) devono approvvigionarsi attraverso le autobotti messe a disposizione dal Comune. Nel centro veliterno il Comitato Acqua Pubblica, da tempo impegnato in questa battaglia, chiede ancora una volta «che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda (Acea, ndr) che non è riuscita a garantire la qua lità minima del servizio».

Sul banco degli imputati è finito il pozzo “Le Corti”, che fornisce una notevole quantità di acqua, non più potabile, nella rete idrica di Velletri, definita fatiscente dal Comitato stesso che in una nota riepiloga nel dettaglio tutta la lunga querelle con Acea. Che il 13 novembre del 2012 ha pubblicato un report sui piani di rientro, a quattro anni dal primo studio del maggio 2008, in cui ha confermato che «a causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001».

A Lanuvio, invece, si è già passati alle “vie di fatto”. L’associazione Strade d’Europa sta procedendo con l’istruzione di un ricorso collettivo contro Acea «responsabile di aver lasciato ben 687 famiglie del Comune di Lanuvio senza erogazione di acqua potabile a partire dal 1 gennaio 2013. Il Piano di rientro del 2007 non è stato rispettato dall’ente gestore e pertanto – accusano dall'associazione – riteniamo che i disagi arrecati agli utenti siano adeguatamente considerati nell’applicazione della tariffa». Nei prossimi giorni Strade d’Europa sarà in piazza per distribuire la modulistica per aderire al ricorso e fornire tutte le informazioni a coloro che volessero sottoscrivere l’azione legale. La class action punta all’esenzione o alla riduzione della tariffa per quelle utenze che dal 1 gennaio 2013 continueranno a ricevere acqua con concentrazioni di arsenico superiore al limite di legge di 10 microgrammi per litro.

«Chiunque sia interessato ad aderire, senza alcuna spesa, può contattarci via email a strade.europa@gmail.com o al numero 393.9665908». I cittadini, tanto per cambiare, sono la parte lesa di questa assurda vicenda. Secondo il presidente dei Verdi del Lazio, Nando Bonessio, le colpe sono chiare. «Al Governo Monti e alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, non importa nulla se gli abitanti del Lazio bevono acqua all'arsenico» ha detto qualche giorno fa il leader regionale del partito ambientalista che ha sottolineato anche il pericolo (molto concreto) di multe salate dall'Europa per 300mila euro al giorno. Ovviamente da pagare attraverso le tasche dei cittadini “avvelenati”.

Tiziano Pompili